Tutto è iniziato con Dorian e la scoperta della forza dell’integrazione. Dopo anni di ricerca, ho trovato una soluzione di qualità che ha cambiato il mio approccio al benessere. Ma non basta avere un buon prodotto: serve anche saperlo comunicare. Oggi aiuto chi vuole trasformare la propria passione in un’opportunità concreta, con strategie di comunicazione efficaci e autentiche. Vuoi imparare anche tu? Iscriviti alla newsletter e scopri i miei consigli!
questo è stato difficile: stare sul podio e guardare avanti per la foto, pazienza impareremo....sinceramente anch'io non sapevo come aiutare il cane...
impariamo ad aspettare composti anche vicino ad altri cani, non importa siano maschi o femmine o se abbiamo giocato insieme, l'importante è saper stare tranquilli anche in presenza di altri
trotto sul ring
bhe direi che si vede che si divertiamo!
stavo chiamando mio marito perché a sua volta chiamasse Uri da fuori ring, così il cane si mette in attenzione e la postura risulta più elegante
Qualche giorno fa riflettevo con mia figlia del "lavoro" impostato fin ora col nostro piccolo Uri.
Pensavo di non aver fatto nessun esercizio in particolare e non capivo come mai il cane sapesse già fare tante cose ed affrontare tante situazioni, allora lei mi scrive un lungo elenco di tutte le attività che faccio con i cani durante una semplice passeggiata e ne viene fuori questo:
Quando la mia mamma ed io andare a fare delle passeggiate con il cane, la mamma lavora. Ad esempio:
1- quando c'è un mucchio di persone la mamma insegna al cane a non abbaiare contro le persone;
2- se ci sono di fianco alla mamma delle persone, insegna al cane ad indietro;
3- a Erinni ha insegnato ad andare sopra la panchina;
4- insegna al cane a stare solo da una parte e a non fare zig-zag quando si cammina;
5- insegna al cane a non inseguire le bici e i bambini che corrono;
6- insegna al cane a non tirare al guinzaglio;
7- a non abbaiare nei bar o nei negozi;
8- a non avere paura dei rumori;
9- ad andare in macchina;
10- se un cane è libero e anche quello della mamma è libero, gli insegna a non inseguirlo;
11- di non abbaiare alle macchine;
12- a trovare la persona quando si nasconde per gioco
...viste queste riflessioni mi viene solo da dire che le nostre passeggiate sono un bel esempio di "passeggiata interattiva" dove niente è lasciato al caso da parte del proprietario, ma anzi: ogni imprevisto viene sfruttato per approfondire l'apprendimento del cane o migliorarne gli atteggiamenti per superarlo e conoscerlo. Ogni momento diventa conoscenza, relazione sia tra uomo-cane, sia del cane nei confronti dell'esterno.
Ecco perché nel mio modo di approcciarmi al lavoro, un campo educazione non è così fondamentale.
Leggi l'articolo on line de "Il Parmense" e scopri un grande progetto al quale lavoro da tanto tempo.
Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo davvero parte di qualcosa di grande, qualcosa che fa la differenza.
Per me, quei momenti si sono concretizzati nell'ingresso in Protezione Civile, settore cinofilia, ricerca dispersi.
So che potrebbe essere una sfida, ogni volta che si renderà necessario.
Sapere che qualcuno là fuori potrebbe aver bisogno di noi, sapere che ogni minuto potrebbe essere decisivo, mi fa sentire viva, presente, determinata.
Con il mio fidato compagno a quattro zampe al mio fianco, potremmo essere chiamati ad affrontare boschi fitti, terreni impervi, e condizioni meteorologiche imprevedibili.
Ma non saranno le difficoltà ad avere il sopravvento: saranno l'adrenalina, il senso di responsabilità, e, soprattutto, la speranza.
Lavorare nel settore cinofilia non è solo addestrare il cane: è costruire un legame unico, un'intesa che va oltre le parole. Sarò orgogliosa dei momenti in cui il mio cane capterà una traccia e io saprò che, insieme, stiamo facendo qualcosa di straordinario.
Ogni ricerca, ogni intervento, sarà un'occasione per imparare, per crescere e per scoprire quanto potessimo essere resilienti, noi come squadra.
So che il nostro lavoro, come squadra e come binomio, non si fermerà mai alla fine della missione.
Si tratterà anche di consolare famiglie, di condividere sorrisi di sollievo o lacrime di solidarietà.
Sarà lì che capirò quanto sia importante il nostro impegno e sarà valsa la pena di ogni ora passata ad allenarci, ogni sacrificio.
Essere parte della Protezione Civile mi sta insegnando il valore della comunità, della dedizione, e del credere in un obiettivo più grande di noi stessi.
Ogni volta che indosso quella divisa, sento il peso e l’onore di rappresentare un gruppo di persone straordinarie, unite da un’unica missione: aiutare gli altri.
Ogni volta che ripenserò a quei giorni, sentirò un misto di nostalgia e gratitudine.
La protezione civile non è solo un’esperienza: è una scuola di vita, un luogo in cui ho scoperto quanto possiamo essere forti quando lavoriamo insieme per il bene comune.
Se anche tu hai pensato di diventare volontario/a, ti incoraggio a seguire quella chiamata.
Potresti scoprire dentro di te un potenziale che non immaginavi, e vivere emozioni che ti accompagneranno per sempre.
A tutti i miei compagni di squadra, a tutti coloro che credono nella forza del gruppo: grazie per aver reso possibile questo viaggio.
Un grazie di cuore a Natalie Baronio per avermi dato l'opportunità di raccontare del mio libro, di cosa si nasconde dentro le sue pagine, da dove nasce la voglia di scriverlo.
Insomma ho potuto parlare liberamente di cosa provo nel stringerlo tra le mani e nel mostrarlo agli altri.
Un grazie di cuore a Natalie Baronio, una donna straordinaria che mi ha regalato una delle esperienze più intense della mia vita: l’opportunità di raccontare del mio libro, della sua anima e di ciò che si cela dietro ogni pagina. Parlare del mio libro è come aprire una finestra sul mio mondo interiore, un mondo fatto di emozioni, ricordi e sfide.
Quel giorno, davanti al microfono e al pubblico che mi seguirà da casa, ho sentito per la prima volta cosa significa condividere una parte di sé con gli altri. Non si trattava solo di raccontare una trama o spiegare un’idea, ma di svelare la radice più profonda di ciò che mi ha spinta a scrivere.
Dorian e i nostri amici non è solo un libro; è una storia vera e pulsante, nata dal legame indissolubile tra me e i miei animali. È il racconto di momenti di vita condivisi, di sfide affrontate insieme e di quell’amore incondizionato che solo un animale sa dare. Quando Natalie mi ha chiesto di parlare di ciò che mi ha spinto a scriverlo, la mia mente è corsa a quei giorni in cui, con la penna in mano, riversavo su carta tutte le emozioni che non riuscivo a esprimere a parole.
Scrivere questo libro è stata una forma di terapia, un modo per rimettere insieme i pezzi di un puzzle fatto di ricordi, gratitudine e crescita personale. Raccontare questo processo durante l’intervista è stato come rivivere ogni emozione. La voglia di scriverlo è nata dalla necessità di fermare nel tempo quegli istanti speciali, per non perderli mai e allo stesso tempo per superarli.
Stringere il mio libro tra le mani è una sensazione che non riesco a descrivere pienamente: è come tenere tra le dita un pezzo della mia anima. E ogni volta che lo mostro agli altri, vedo nei loro occhi una scintilla di curiosità, di empatia, di connessione.
È la conferma che le storie hanno il potere di avvicinare le persone, di creare legami autentici e di trasformare le emozioni in esperienze condivise.
Natalie mi ha dato la possibilità di esprimermi liberamente, di raccontare non solo il libro, ma anche il suo dietro le quinte: il perché di certe scelte, la scelta dei personaggi e il messaggio che desidero trasmettere. Ho potuto parlare del significato profondo che questo progetto ha per me e di quanto sia stata importante la sua realizzazione nel mio percorso di vita.
L’intervista non è stata solo un momento di promozione, ma un’esperienza di introspezione e connessione. Ho sentito il pubblico con me, coinvolto e partecipe, come se ognuno di loro stesse camminando al mio fianco attraverso le pagine del libro. È una sensazione meravigliosa sapere che le tue parole possono toccare il cuore delle persone, ispirarle o semplicemente regalare loro un sorriso.
Alla fine dell’intervista, quando ho stretto la mano a Natalie per ringraziarla, ho sentito un’enorme gratitudine per tutto ciò che questo libro mi ha dato.
Non è solo un risultato editoriale, ma un viaggio che mi ha arricchita come persona e come narratrice.
Se anche tu hai una storia da raccontare, un’idea che ti frulla in testa o un progetto che senti tuo ma non sai come realizzarlo, non esitare a scrivermi. Posso aiutarti a trasformare i tuoi pensieri in parole, a trovare la tua voce narrativa e a portare la tua storia nel mondo.
Che giornata! La mia famiglia ed io abbiamo deciso di partecipare per diversi motivi, ma sicuramente non quello di vincere!
Ci siamo detti che poteva essere una scusa per uscire di casa tutti insieme e passare una buona domenica facendo qualcosa di nuovo e portando fuori i bambini.
Questa domenica è stata pensata per tutti: i bambini hanno avuto modo di divertirsi e di imparare, di crescere e di maturare per poter stare in una situazione affollata e di pazienza perché siamo stati là tutto il giorno!
Siamo arrivati la mattina fino al pomeriggio! Doveva essere una "giornata di paese" ed invece è stata una super esperienza e TUTTI l'abbiamo superata a pieni voti!
I bambini sono stati stupendi, mio marito mi ha sostenuta quando dalla ressa avrei voluto scappare, Uri è stato un super cucciolo ed io...bhe sono riuscita a farlo vincere il 3° posto al best in show nella sezione professional con la PETTORINA!
Quando siamo arrivati c'erano due possibilità di gareggiare: una professional ed una new per chi non aveva mai fatto niente.
Non so perché a tutti chiedevano l'esperienza, mentre a noi ci hanno dato subito professional, ma non l'ho saputo fin quando non mi sono trovata davanti ai giudici, ma a quel punto era tardi per tirarsi indietro, il voto era già stato scritto!
Così abbiamo passato la selezione del mattino ed abbiamo aspettato le 15h per il best in show di tutte le razze della stessa età.
Ero insieme a gente che fa gare da una vita, non sapevo neanche mettere in posa Uri, non sapevo fargli star su la testa e soprattutto non avevo il collare che aiuta a dargli la posizione del cranio.
Soltanto qualche trucco con i bocconcini per fargli allungare il collo il più possibile tanto da riuscire a dargli una linea.
I giudici avrebbero dovuto scegliere gli ultimi 8 finalisti, ma hanno voluto aggiungere anche noi, nonostante la pettorina!
Così elimina un cucciolo, elimina un altro ci siamo ritrovati a sfilare per la 5 volta e finalmente il giudizio: terzi, con i complimenti dei giudici! (ENCI, tra l'altro, anche che garetta di paese!)
Che esperienza!!!!!!
Resterà sempre nei nostri cuori!!!!
Il piccolo Uri!!!!
In realtà avevo pensato di partecipare come una sorta di training educativo per lui: imparare a stare in mezzo alla confusione, imparare a stare in mezzo a tanti cani senza poter giocare libero, imparare a stare fermo, imparare a farsi guardare i denti ed anche a stare sul ring senza avere paura.
Ma avreste dovuto vederlo quando trottavamo per fare il giro del ring! Nonostante tutta la giornata ed il caldo si è dimostrato sicuro e collaborativo.
Devo dire che però sono una brava maestra, modestamente piazzarsi senza esperienza e senza la giusta attrezzatura vuol dire saper gestire più che correttamente il cane e saperlo far muovere con la voce e con le direzioni.
Gli ho parlato costantemente e senza tanti bocconcini abbiamo fatto una condotta ed un passo così in sintonia che non mi era mai venuto prima così bene.
Invece che tirarlo e spostarlo in posizione ho pensato fosse meglio accarezzarlo e gratificarlo, perché in fondo quella expo è stato un momento di educazione, quindi, dato che niente era ufficiale, ho ritenuto più opportuno insistere sull'apprendimento che non sul piazzamento. Volevo che imparasse e non che vincesse.
In fondo ieri abbiamo ottenuto molto di più delle mie aspettative: ho raggiunto gli obbiettivi educativi che mi ero prefissata con Uri, siamo stati bene in famiglia e anche i bambini hanno imparato che stare insieme non vuol dire solo correre ed in più siamo anche arrivati 3°!!!!!
Gita di famiglia a Reggio Emilia al Parco delle caprette, fantastico per i bambini ed anche per i nostri amici a 4 zampe, che non possono andare liberi dal guinzaglio mi raccomando! C'è gente che corre, ci sono famiglie con passeggini, ci sono biciclette ed altri cani, per cui amici attenzione e custodiamo bene i nostri cani!
A pranzo siamo stati benissimo da "Rosa dei venti", che appone sulla porta d'ingresso vietato l'ingresso ai cani, ma con gentilissimi con Uri che è invece stato ben accetto insieme a noi.
Per cui se avete un cagnolino educato, che non abbaia e che non intralcia i movimenti dei camerieri o altri ospiti, i proprietari sono gentili e ve lo lasciano tenere!
Se ti sei mai chiesto cosa significhi trasformare il dolore in qualcosa di significativo, allora questa è la mia storia. Guardate la mia intervista per la casa editrice Booksprint Edizioni, oppure acquistate il mio libro, Dorian e i nostri amici, disponibile sul loro sito.
Come è nato Dorian e i nostri amici?
La scrittura è stata la mia ancora di salvezza. Questo libro è nato dalla necessità di liberarmi dal dolore di una disavventura vissuta con il mio Cane Corso, Dorian. In quei momenti difficili, la penna è diventata il mio strumento per dare voce a ciò che il cuore non riusciva più a contenere.
Costretta a letto con la gamba bloccata e il cuore pieno di rabbia, ho trovato nella scrittura il mio rifugio. Dorian, sempre al mio fianco, condivideva il mio dolore. Non avevamo bisogno di parole: la sua presenza era sufficiente per ricordarmi che non ero sola.
Eravamo in preda alla rabbia e allo sconforto, da soli, come spesso ci è accaduto durante la nostra vita insieme. La scrittura ha accolto la voce risonante della mia disperazione.
La scrittura come terapia
Il libro è uscito dalla mia penna per liberarmi dal dolore di quella disavventura.
All'inizio la penna, che si muoveva nevroticamente su quei fogli bianchi, seguiva i tormenti della mia mente e soprattutto del mio cuore, aiutandomi a trascrivere scompostamente ciò che continuava a darmi dispiacere.
Erano solo annotazioni confuse, appunti sparsi di una mente tormentata. Poi, quelle parole hanno cominciato a prendere forma, a raccontare una storia. La mia storia. La nostra storia.
Quei semplici appunti e schizzi di frasi, li sentivo alleviare le mie preoccupazioni, quelle di non poter più riprenderci, Dorian ed io, la vita che avevamo insieme.
La mia gamba era bloccata e non sapevo se avrei ancora potuto tornare a fare ciò che facevo prima di quella terribile sera, davanti casa nostra, quando all'improvviso tutto è cambiato.
Sì perchè, quando il cambiamento arriva, non si fa annunciare, non bussa delicatamente alle nostre porte, ma il cambiamento rompe tutto, dirompe e travolge.
Il cambiamento non si fa annunciare da nessun banditore, quando decide che è giunto il momento di presentarsi ci corre incontro a braccia aperte e allora devi essere pronto all'urto, stare saldo e controbilanciare la spinta per non cadere all'indietro.
Quella sera, il nostro cambiamento è arrivato, siamo stati uniti, come fanno gli amici veri nel momento di urgenza: ci sono l'uno per l'altra.
L'urto è stato forte e, una volta obbligata a letto, i libri sono stati la mia salvezza.
Nell'impossibilità di muovermi per mesi, la lettura e la scrittura mi hanno aiutata a trovare il sollievo al mio turbinio emotivo.
Eravamo soli Dorian ed io, ma tanto non avrei voluto condividere con nessuno quel dolore così profondo che sentivo voler uscire.
Ho iniziato a tracciare a intravvedere coerenza nei miei pensieri e da li ho visto delinearsi la storia del libro che ne sarebbe scaturito.
In verità, la fase della rilettura e della correzione della bozza sono state molto più complesse che non la prima stesura spontanea, perché scrivere tutto ciò che passa per la mente è liberatorio e ti fa venire la voglia di continuare: senti che a ogni pagina che butti giù, anche i pesi della tua storia si scaricano.
Ma una volta che si riprendere in mano la bozza e si legge attentamente quello che si è scritto inizia la riflessione e questo è il vero passaggio doloroso: la presa di consapevolezza.
Nel mio caso è stato come rivivere momento per momento alcuni passaggi della mia vita, che avevo voluto ricacciare in fondo a me stessa, ma che ormai, non volevano più stare dove li avevo tenuti fino a quel momento.
Riguardarli trascritti sui fogli mi faceva spesso piangere, ma attraverso quelle lacrime ho potuto mettere finalmente la parola "fine" a quei momenti.
Ho scritto di me, delle mie esperienze, tutto rivisto grazie alla relazione che ho avuto il privilegio di assaporare con Dorian al mio fianco.
Questo è il significato vero che do alla parola "amicizia".
Scrivere significava trasformare il caos delle emozioni in ordine, affrontare i miei fantasmi e, alla fine, lasciarli andare. Ogni pagina scritta era un passo avanti verso la guarigione, un modo per ritrovare me stessa e quel legame speciale con Dorian, che non si era mai spezzato, nemmeno nei momenti più bui.
La consapevolezza attraverso le parole
Rileggere le bozze è stato difficile, forse più della stesura stessa. Ogni frase mi riportava indietro, costringendomi a rivivere momenti che avevo cercato di dimenticare. Ma affrontare quei ricordi è stato anche liberatorio.
Dorian e i nostri amici non è solo una raccolta di episodi, ma un tributo alla forza dell’amicizia e dell’amore incondizionato. È un viaggio attraverso la sofferenza e la rinascita, un messaggio di speranza per chiunque stia affrontando un periodo difficile.
Perché leggere Dorian e i nostri amici?
Se ami le storie vere, autentiche, che parlano al cuore, questo libro fa per te. È un invito a riflettere sul valore delle relazioni, sulla capacità di superare le avversità e sulla bellezza della connessione tra esseri umani e animali.
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