Ci sono momenti in cui scrivere non è una scelta, ma una necessità.
Per me è sempre stato così e oggi più che mai.
Ho le idee confuse, i sentimenti sconquassati e scrivere mi aiuta a mettere ordine a tutto ciò che sento.
E che mi ferisce nell'animo.
La scuola che frequenta uno dei miei figli, non riesce a dare un nome a tutto ciò che ci sta succedendo.
E invece io ho ne bisogno.
Ogni giorno che passa, vedo accumularsi la rabbia dettata dalla frustrazione di non riuscire, vedo crescere il senso di inadeguatezza di chi non rientra in uno "standard" di apprendimento.
Mi sento impotente.
Anche se so, che studiando potrò trovare le risposte che mi servono.
So che in quel esatto momento in cui troverò le risposte, tutti i tasselli di questo puzzle scomposto andranno al loro posto.
Ma intanto scrivo: per ricordare e per non perdere i pezzi.
Scrivere è diventato il mio modo per fermarmi, osservare e restituire senso.
Non per trovare soluzioni magiche, ma per costruire strategie possibili, sostenibili, umane.
Ormai questo blog non potrà più essere solo un diario di una cinofila che racconta le proprie esperienze professionali e il proprio punto di vista sulla relazione uomo-cane.
È destinato a diventare uno spazio di riflessione sulla scuola, sull’apprendimento e sui bisogni educativi che emergono quando le persone non riescono a stare dentro schemi troppo stretti.
Ma per prima cosa, devo conoscere i due lati della stessa medaglia: quali sono questi schemi "normali"?
e come si sta dentro a questi schemi?
Al momento, l'unica cosa che mi sento ripetere dalle insegnanti è questa: "signora, non sono rispettati standard di apprendimento"
Ma cosa vorrà mai dire?
Piccolosoul (nome di fantasia) parla, colora, esprime le sue emozioni e riconosce quelle altrui.
Anzi: è decisamente sensibile, veloce ad analizzare la situazione circostante, sorridente ed allegro.
O forse dovrei dire: prima di iniziare la scuola era così.
Ora si arrabbia facilmente e non vuole più raccontare quello che gli succede nella giornata.
Non vuole più inventare le storie insieme e stare abbracciato a guardare i cartoni animati.
Eppure la scuola è bella: qui a casa tutti crediamo nel valore dello studio, degli amici che si possono incontrare in classe, delle straordinarie opportunità che l'apprendimento può offrire.
Questo cambiamento fa male a una madre.
Ed è questo che mi spinge a tirar fuori il mio lato "docente" sempre più a gran voce: per conoscere strade che possono essere utili a fornire spiegazioni.
Non per insegnare “come si fa”, ma per scoprire ciò di cui ha bisogno il mio Piccolosoul ed altri come lui, per stare bene a scuola.
La relazione con l'Altro, ci spinge sempre a trovare la nostra versione migliore.
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