giovedì 25 ottobre 2012

La condotta al guinzaglio o passeggiare vicini?


Cosa vuol dire avere il cane in "condotta"?

E' un'espressione che avremo sicuramente sentito, anzi quasi sempre, in ambito addestrativo o competitivo cinofilo per indicare il cane che cammina al fianco del conduttore con la spalla all'altezza del ginocchio della persona e la testa rivolta verso il conduttore.

Ermione Chetan Soul e me

In realtà NON è decisamente il "camminare vicini", perchè il quel caso non c'è l'esecuzione di una tecnica performativa, ma è  soltanto l'espressione dell' intesa che cane e proprietario hanno raggiunto, quindi camminare vicini uno al fianco dell' altro è il risultato di una collaborazione e della coordinazione raggiunte.
La passeggiata deve restare relax, esperienza, esplorazione, conoscenza, sperimentazione del sè: come si fa a fare tutto questo se il cane non si muove dal nostro fianco e guarda solo noi?
In realtà la passeggiata è una delle attività principali e più complete quindi non posso lasciare il cane assolutamente auto-gestito, anzi sarà bene insegnargli a camminare INSIEME e a sapere quando è giusto che mi stia al fianco, ad esempio se stiamo affrontando un passaggio stretto o se siamo su un marciapiede affollato, e quando invece può tranquillamente allontanarsi fino alla lunghezza del guinzaglio ( dipende dal contesto).
La condotta invece è il risultato di tanto esercizio, ma soltanto questo?
La condotta è secondo me la massima espressione della relazione che abbiamo col nostro cane, è la conclusione di tutti i nostri sforzi.
Trovo che sia l'esercizio più complesso da insegnare al nostro cane, perchè racchiude concentrazione, determinazione, sacrificio e l' esplosione di tutta la nostra gratitudine quando finalmente riusciamo a portarla a termine.
Procediamo per piccoli step.
Un luogo tranquillo dentro casa, all'inizio non ci sarà nemmeno bisogno di muoversi dal proprio posto, infatti il primo passaggio è gratificare il cane nella posizione base: seduto al nostro fianco con lo sguardo rivolto a noi.
Successivamente, quando questo comportamento sarà rafforzato e il cane avrà capito cosa desideriamo da lui, possiamo inziare a fare qualche passo.
Non sarà importante fare tanta strada, ma mantenere corretta la posizione anche durante lo spostamento.
Invece sarà ben diverso insegnare al cane a passeggiare a guinzaglio lento al nostro fianco.
Anche in questo caso partiamo da un set costruito appositamente,.
Esistono diverse modalità, una che mi piace molto è costituita da una sorta di labirinto dove il cane e il proprietario dovranno imparare a muoversi senza toccare il perimetro, il proprietario dovrà dare le direttive corrette adottando una comunicazione gestuale molto chiara che faciliterà il cane nel seguire.
Oppure attraverso una situazione costruita di ostacoli da superare, come ad esempio piccoli salti, barriere a terra, pneumatici di diverse dimensioni, birilli o quant'altro, la coppia potrà imparare a muoversi insieme senza neanche accorgersi di essere legata dal guinzaglio.
Creiamo proprio un percorso con un ingresso e un' uscita delimitandolo anche semplicemente con del nastro a terra, di modo che sia visibile per la persona la propria traiettoria.
Pian piano si inseriranno difficoltà sempre più reali e ci si sposterà a sperimentare quanto appreso in ambito urbano per verificare o correggere se quello che si è messo in pratica durante le esercitazioni funziona correttamente.
Impariamo a gratificare il cane quando ci segue negli spostamenti e quando ci sta vicino, diciamogli "bravo" e diamogli un premio, perchè soltanto così avrà chiaro ciò che desideriamo da lui.
Ricordiamoci che i comportamenti gratificati avranno maggior utilizzo da parte del cane, quindi più pratica faremo insieme e migliore sarà il risultato e la passeggiata avrà tutto un altro sapore!
Adesso sappiamo che la condotta non è il passo adatto a tutta la passeggiata, ma è un esercizio, che al di là della performance da gara, possiamo insegnare al nostro cane per aumentarne il controllo nel caso dovessimo averne bisogno.
La posizione di "piede" al nostro fianco così come descritta sopra non è naturale per il cane e certamente non possiamo avere la pretesa che la mantenga ogni volta che usciamo con lui, ma possiamo utilizzarla in situazioni speciali oppure se dobbiamo partecipare a una competizione sportiva.
Invece è indispensabile insegnare al cane a camminare al nostro fianco, perchè questo è il "galateo" di base per una buona convivenza pacifica prima di tutto tra noi e lui e successivamente tra noi e gli altri.









venerdì 19 ottobre 2012

Dorian e Paola gioco



che soddisfazione vederli giocare insieme e quanto stupore!
è una cosa che fanno solo quando sono in casa, forse perchè è dove Dorian si sente più tranquillo, forse perchè è dove Paola si annoia di più...non lo so ma quando mi capita di poterli vedere sono uno spasso!
All'inizio quando mi vedevano che li osservavo giocare smettevano e venivano da me, poi ho iniziato a ignorarli quando interagivano: magari facevo finta di spolverare, di leggere, di telefonare, qualsiasi cosa facesse sembrare che non avevo l'attenzione su di loro ma che neanche mi facesse muovere tanto.
Ora posso stare a guardarli che continuano ugualmente.
Bhè, non me lo sarei mai aspettato da 2 nonnini così che potessero giocare così animatamente. 
A voler iniziare è sempre Paola, che inizia o andando sotto alla pancia di Dorian spingendolo in alto o accucciandosi tutta ringhiottando.
Mi ricordo che l'anno scorso quando lei lo sollevava o li prendeva in bocca le zampe lui si spaventava tantissimo, le ringhiava e lei smetteva.
Ora Dorian riesce a lasciarsi andare molto di più e sta imparando a giocare da bravo molosso: si mettono a terra uno di fronte all'altra e ringhiando si schiacciano i musi con i denti. Sono molto teneri, soprattutto perchè si sente tutta l'inibizione e l'imbarazzo che prova Dorian nel fare questo e si vede quanto Paola sia diventata la sua referente nei giochi.
Finalmente può giocare da molosso con qualcuno di cui si fida e un qualcuno equilibrato, che gli sta insegnando a non avere paura a ringhiare, a prendere con la bocca il muso di un altro cane, a non spaventarsi se alle volte abbaia verso qualcuno e a stare a stretto contatto.
Ieri li ho visti che stavano proprio di fronte con le zampe incrociate: finalmente Dorian che accetta qualcuno nel suo spazio intimo!
Forse non saranno "giochi educativi", ma credo che a questo punto delle loro vite siano molto di più dell'educazione: lei gli sta insegnando a tirar fuori quella parte Cane Corso che io non ho mai potuto fargli vedere, non ho potuto spiegargli che non si deve spaventare della sua forza, che non c'è colpa nell'essere forti; Paola lo sta aiutando a guardarsi allo specchio senza paura, con consapevolezza e coraggio, proprio come Dorian ha aiutato me a fare in questo ultimo periodo.
Trovo che il loro giocare vada al di là del divertimento, del passatempo e della competizione: lei gli sta regalando tutta la sua esperienza.
E' emozionante vedere concretamente tutto quello che mi è stato spiegato fin ora: l'apprendimento per referenza, il cambiamento dopo il momento di crisi, il rispetto dei tempi evolutivi diversi per ogni soggetto, il pacchetto esperienziale che ognuno si porta dietro....nei loro atteggiamenti c'è tutto quello che ho sempre saputo ma che non avevo mai toccato da così vicino.
Certo che però fanno dei versi: sembra di stare nella jungla! 
ma mi piace tantissimo

venerdì 12 ottobre 2012

Esperienza di vita: la mia testimonianza di un giorno di addestramento in Protezione Civile


Una storia vera tutta da raccontare

Che esperienza toccante! 
Ho avuto la fortuna di partecipare in prima persona a un training della Protezione Civile per l’addestramento alla ricerca in superficie di persone disperse. 
Un momento straordinario che mi ha permesso di vedere con occhi pieni di entusiasmo il ruolo fondamentale dei cani nella nostra società.

Durante un piccolo raduno di Flat-Coated-Retriever organizzato con un amico e collega, membro da anni della Protezione Civile, ho potuto assistere da protagonista a una dimostrazione pratica:

  1. Il cane è stato messo in contatto con l’odore della persona da trovare
  2. La persona è scappata a nascondersi in un punto non visibile
  3. Il cane, guidato dal suo fiuto infallibile, l’ha trovata e ha iniziato ad abbaiare per segnalare il punto esatto del ritrovamento

Non ho resistito: ho voluto provare anch’io! 

Mi sono nascosta, e l’emozione di vedere arrivare quel tartufone a cercarmi, seguita dal suo abbaio che annunciava il ritrovamento, è qualcosa di indescrivibile.

Devi provare anche tu.

Una riflessione profonda subito ha rapito i miei pensieri e ho immaginato:

  • la gioia di una persona dispersa, persa nella paura e nella solitudine, nel vedere quel cane arrivare, fonte di calore e speranza.
  • la soddisfazione del conduttore, nel sentire il proprio cane abbaiare e correre verso il punto del ritrovamento, sapendo di aver salvato una vita.

Questi pensieri mi hanno portata a riflettere su quanto il cane sia una risorsa straordinaria: non solo un compagno di vita, ma una fonte inesauribile di esperienze, di condivisione e di sorprese.

Un esempio di testimonianza per i professionisti cinofili

Questo racconto non è solo una storia, ma un esempio di come una testimonianza autentica possa mostrare il valore dei cani e del lavoro che svolgiamo con loro. 

Per i professionisti cinofili, condividere esperienze di questo tipo con i propri clienti significa offrire uno sguardo emozionante e reale sul potenziale straordinario dei nostri amici a quattro zampe.

Vuoi imparare a utilizzare lo storytelling per avvicinare i clienti e valorizzare il tuo lavoro? 

Questa storia è il mio regalo per te: puoi trarne ispirazione per il tuo marketing narrativo, ricordandoti di citare la fonte. 

Per strategie personalizzate, contattami qui: insieme costruiremo il racconto perfetto per la tua attività!



martedì 11 settembre 2012

Il golden retriever: può sembrare aggressivo.



Il golden retriever ti sembra un cane aggressivo? Leggi questo articolo.


Un giorno sono stata contattata dai proprietari di un esemplare maschio adulto appartenente a questa razza perchè manifestava segno di comportamento aggressivo nei confronti degli altri cani. 
Mi dissero che alle volte non riconosceva nemmeno se l'altro cane fosse maschio o femmina.


Alle volte succede che anche Golden e Labrador siano aggressivi verso i loro simili o anche verso le persone.
Così decisi di indagare preventivamente, come fa parte della mia modalità professionale, attraverso alcune domande ai proprietari.
Successivamente ritenni opportuno procedere anche con una prova sul campo e misi direttamente a contatto il cane con i suoi simili.

Scelsi un ambiente programmato, controllato e Paola, la mia vecchia Rott., in quella occasione.
Ho ritenuto opportuno procedere in questo modo, perchè se già ci sono delle difficoltà relazionali è meglio tenersi l'approccio con un cane che non metta l'altro in difficoltà, quindi i sessi opposti normalmente sono più leggeri nelle interazioni.
Effettivamente ricordo che partì a strattonare il guinzaglio rischiando di trascinare il proprietario, ma che una volta entrato a contatto tutto si risolse come sempre: il maschio che cerca di fare il "ganzo" con Paola, lei che gli ringhia e allora lui che decide di mettersi tranquillo a passeggiare al suo fianco.

Questa per me è stata una fotografia importantissima da tenere ben in mente per programmare tutto il lavoro da svolgere insieme per poterlo aiutare ad avere più serenità nell'incontro.

Dall'indagine fatta al proprietario infatti era emerso che fino all'età di 6 mesi circa era stato in addestramento, collare a strozzo e impossibilitato nel raggiungere gli altri cani.
Ovviamente crescendo le cose non gli sono andate meglio: la frustrazione e la paura gli impedivano di mantenere la calma semplicemente alla vista di un suo simile e questo andava a falsare tutta la comunicazione, che metteva l'altro cane sulle "difensive".
Infatti mi era anche stato raccontato che un giorno si era trovato libero e che era stato pizzicato da un altro cane. 
Fu una notizia importante da raccogliere: non tanto per tenere in considerazione che tutti i suoi approcci ai cani non erano stati tanto positivi (questo è sicuramente importante per avere una tranquillità di base), ma soprattutto per capire che fondamentalmente in lui non c'era aggressività del tipo "ora parto apposta per farti male" , che gli auto-controlli erano molto buoni e che la lettura della comunicazione era ancora buona nonostante le scarse esperienze.
Abbiamo iniziato a lavorare sempre con la pettorina (che già stavano usando di loro volontà) sulla comunicazione col proprietario: lui ha dovuto imparare a muoversi bene per segnalare calma al cane, per indicargli quando andare e quando no a conoscere l'altro cane.
Il cane ha avuto momenti di socializzazione con altri cani: femmine che lo mettessero a suo agio il più delle volte e maschietti che lo mettessero obbligatoriamente in relazione al proprietario, che era pronto a gestire la situazione attraverso una comunicazione adeguata.
Abbiamo fatto passeggiate in libertà insieme a qualche cane e in semi libertà (guinzaglio al traino) in prossimità delle aree cani in ambiente urbano.
Ricordo benissimo l'emozione dell'ultima lezione.
Siamo andati a fare il nostro "test" di verifica nell'area cani più grossa della città. 
Avevo insegnato al proprietario l'importanza di gestire bene i tempi del contatto con gli altri cani già dal guinzaglio.
Per questo abbiamo fatto al guinzaglio il giro dell'area cani nel perimetro esterno, così il cane ha potuto farsi un'idea di chi ci fosse all'interno; ha potuto prendersi il tempo per calmarsi e poi siamo entrati sempre al guinzaglio per evitare che preso dall'emotività appena sganciato partisse troppo di foga verso glia altri minando ancora una volta l'inizio di una buona interazione.
Abbiamo adottato tutto il repertorio comunicativo necessario per dire ai cani presenti che venivamo in "pace" e al proprietario ho insegnato che attraverso il guinzaglio doveva lasciare il suo cane rilassato nell'incontro.
Tutto è andato stra bene: dal gruppo dei cani presenti si è staccato il maschietto-sentinella, si sono conosciuti, si sono fiutati e hanno deciso di andarsene ognuno per la propria strada.
Abbiamo finito il nostro giro dell'area e ce ne siamo andati: finalmente con un bel pacchetto di esperienza positiva per la coppia.

Se anche tu ti ritrovi in questo tipo di difficoltà comunicativa del tuo cane, chiamami senza impegno.

martedì 4 settembre 2012

REGOLE BASE IN EDUCAZIONE

Per una buona educazione comportamentale è bene porre delle buone basi sulle quali costruire: fiducia, accreditamento agli occhi del cane, coerenza...ma COSA dobbiamo insegnare tra le prime cose?
A mio avviso è importante che il cane impari la CALMA e l' AUTOCONTROLLO, ben diverso dall' acquisizione dei comandi base!
Calma ed autocontrollo devono diventare uno stile di vita e non dei comandi!
Vediamo alcuni passaggi fondamentali per arrivare a trasmettere al nostro cane queste regole chiave per un buon apprendimento e una buona relazione.

ESERCIZI:

1. Centripetazione (che vuol dire portare l'attenzione dentro la coppia cane/proprietario).
     Prendiamo un premio gradito al cane (cibo diverso dal pasto, un giocatollo, un osso), glielo mostriamo e portiamo la mano che lo contiene esterno al nostro corpo aprendo tutto il braccio; aspettiamo che si metta tranquillo (il cane potrebbe saltarci addosso, abbaiare, raspare con la zampa o anche allontanarsi da noi: sono tutti modi che ha per richiedere)  e che ci guardi per un attimo negli occhi; a quel punto cogliamo il momento per premiarlo con quello che abbiamo nella mano.
Questo è il primo passaggio per insegnargli a stare calmo quando vuole qualche cosa e soprattutto a chiedere il nostro permesso attraverso lo sguardo.

2. Copertina: per insegnare lo stato di calma non esiste un comando o un gesto in particolare, perchè la calma è una sensazione, è uno stato mentale, che sicuramente non si può ottenere su ordine!
Allo stesso tempo è bene che il cane la conosca come sensazione e capisca che a noi piace quando è calmo.
Quindi utilizziamo una copertina per iniziare a dare uno spazio ben riconoscibile a questo comportamento.
Inizialmente la posizioneremo al nostro fianco mentre siamo impegnati in altre attività (leggere, scrivere al pc, telefonare, guardare la tv) perchè così saremo meno proiettati verso il cane.
Premiamo tutte le volte che il cane è tranquillo sulla coperta.
Una volta che il cane ha capito che il premio arriva per il semplice fatto che si rilassa, inizieremo ad allontanarla da noi.

3. Interazioni: è fondamentale iniziare ad interagire col cane quando non è troppo agitato per evitare di gratificare quell'atteggiamento.
Spesso siamo portati a dare interazione quando il cane ci salta addosso, abbaia, corre freneticamente per casa e così via, ma in questo modo stiamo trasmettendo al cane che ci piace quel suo modo di relazionarsi e difficilmente sarà portato ad essere calmo per interagire con noi.
Meglio chiamare il cane quando è tranquillo per iniziare a fare insieme un'attività piacevole per entrambi: in questo modo lo gratifichiamo dell'interazione insieme in un momento adeguato e sarà più portato a relazionarsi in modo tranquillo.

4. Gioco: è la forma di apprendimento primaria, è quella attraverso la quale passano insegnamenti principali della relazione.
Possiamo insegnare: calma, autocontrollo, segnali di controllo posturali (seduto terra resta), collaborazione e accreditamento del proprietario.
Se prima di lanciare la pallina centripetiamo il cane (vedi sopra) abbiamo già fatto leva sulla sua capacità di gestire la voglia di rincorrerla e gli abbiamo insegnato ad aspettare il nostro permesso prima di lanciarsi!
Oppure se prima di andare a prendere un oggetto gli chiediamo di mettersi seduto gli stiamo insegnando il valore dei segnali di controllo.
Quindi, considerando il gioco come strumento di relazione è importante pensare che intanto che giochiamo col nostro cane stiamo dando degli insegnamenti validi anche nelle altre circostanze della nostra vita insieme.

Esempio di come si raggiunge calma ed auto-controllo: il cane è nel baule dell'auto (questo comportamento è auspicabile anche sulla porta di casa, sul cancello del giardino) ma anche se aperto, il cane rimane fermo aspettando il "via" da parte del proprietario per scendere. E' importante che non si lanci fuori per dare il tempo al proprietario di valutare se non ci siano pericoli nè per il cane nè per altri.

domenica 19 agosto 2012

Come ristabilire l'ordine dopo un'aggressione del cane.

Sei tranquillamente a passeggio col tuo cane. Improvvisamente subisce un' aggressione da parte di un cane libero.
Cosa fai?


Per esperienza diretta, posso dirti francamente che la prima cura da mettere in atto dopo scene di aggressività (anche le zuffe tra cani alle volte possono causare forti momenti di disagio, soprattutto in alcuni soggetti) è alleviare la condizione di stress.
Dopo aver attentamente osservato il proprio cane bisogna capire quali situazioni vadano temporaneamente sospese e quali altre invece siano necessarie per allentare la tensione.


Poi bisogna ripartire, piano piano, senza pretese di tornare subito al "come era prima" e rimettersi ancora nel mondo: insieme, uniti e rispettosi dell'individualità.





Erinni ed io, regole chiare, costanza e coerenza aiutano il cane a fidarsi di noi e quindi a farsi guidare




Anche a me in prima persona sono capitate esperienze di aggressione quando avevo Dorian, alcune ferite sono rimaste a me in prima persona e mi hanno preso tempo per essere superate e rimarginate.
Quando la ferita è recente, fresca e ancora non è ben rimarginata necessita tempo e attenzione.
Tutta la famiglia deve fare la propria parte e insieme deve riuscire ad andare avanti e ristabilire nuovi equilibri.
Ovviamente dopo un'aggressione o un episodio di aggressività tutto appare distorto, la realtà sembra filtrata attraverso un cristallo: prismatica, evanescente e suggestiva e per questo tanto spaventosa.
Ci sono momenti, anche i più banali, che sotto quella luce tutto prende toni completamente al di fuori del reale: un rumore in giardino può sembrare l'invasione dei barbari!
Ed è proprio in quei momenti che la famiglia si stringe unita e compatta per ritrovare la dimensione adeguata.
Ed è bellissimo poterlo fare insieme.

In quei momenti si capisce chiaramente il valore relazionale del cane e quanto il cane sia in grado di stabilire legami profondi e differenti con ogni componente della famiglia.


Io sono diventata il referente magistrale: quell'esempio da seguire perchè affidabile al 100 per 100. 
Perchè sempre presente nel momento del bisogno, perchè coerente in ogni situazione, perchè sicura di se stessa e perchè protettiva verso tutto il gruppo. 
Ho saputo intervenire al momento giusto, dopo tanti anni, finalmente ce l'ho fatta a non nascondermi dietro a nessuno e ho tirato fuori tutta me stessa per difendere la mia famiglia.
Mio marito, agli occhi del cane, è sicuramente il vice-coordinatore, che va ascoltato e rispettato come se fosse il mio sostituto; i bambini sono diventati i compagni di gioco e non più gli esseri indifesi da proteggere.
Finalmente tutto ha un senso e una logica di gruppo, ma  in ogni caso, dopo un'aggressione, subita o volontaria, anche un cane risente dello stress.
Il punto è proprio questo: ogni essere vivente patisce lo stress e ogni individuo ha i propri tempi di recupero che non possono essere prestabiliti da nessuna terapia di recupero comportamentale o terapeutica.
Bisogna lasciare il TEMPO e lo SPAZIO necessario al soggetto per recuperare la propria serenità ed il proprio equilibrio interno, non c'è nessun esercizio specifico che possa accelerare quel processo.
Una volta fatto ciò sarà possibile iniziare il lavoro vero e proprio di ripristino di tutte le funzioni e di valutazione del cambiamento dopo l'episodio di aggressività.
Nel mentre ci sono tanti accorgimenti per poter aiutare il cane almeno a togliersi dagli occhi quel prisma di osservazione della realtà che ne falsa la visuale.
Uno dei primi è sicuramente eliminare quanto prima tutte le fonti che potrebbero essere elementi stressogeni: come ad esempio far riposare il cane in un luogo assolutamente tranquillo ed indisturbato e se necessario spostare la cuccia o brandina in un angolo remoto della casa; uscire solo in momenti e posti assolutamente rilassanti e poveri di stimoli, magari frequentare quei luoghi legati a ricordi piacevoli per aumentare lo stato di benessere; fare attività conosciute, quindi facili, e gratificanti per il soggetto; non assillare il cane con la confusione quotidiana che si crea all'interno della casa: bambini che giocano, ospiti che entrano ed escono da casa, ritmi frenetici, urla...infine, accarezzare e massaggiare secondo alcune tecniche ben specifiche per aiutare la produzione di serotonina e noradrenalina, che aiutano ad aumentare il senso di piacere.
Ma la cosa fondamentale quando si decide di aiutare qualcuno nella ripresa da una condizione di disagio/stress è ASCOLTARE il ritmo delle esigenze.
Ho potuto osservare questa volta in prima persona quanto sia stressante il comportamento aggressivo e ho capito quanto sia importante cercare di vedere in modo oggettivo quello che sta succedendo.
Non ci si può lasciar prendere nè dal pietismo nè dalla paura.
Bisogna mantenersi lucidi e presenti se veramente si vuole superare il momento di difficoltà.
Il comportamento di aggressione induce alla lettura del mondo attraverso la vigilanza: quindi tutto ciò che succede sicuramente sarà un problema e soprattutto ogni cosa sarà interpretata in una prospettiva negativa.
Il proprietario deve essere consapevole che da quel momento il proprio cane potrebbe vedere le cose come sempre negative (potrebbe, sono esseri viventi non macchine programmabili!) quindi anche cose che fino a quel momento non erano messe in rilievo dal cane, d'ora in poi potrebbero essere interpretate come negative.
Esempio: passeggiando si incrociano sul marciapiede delle persone. 
Se fino a quel momento non era mai successo niente di strano, dopo potrebbero diventare un problema per il cane, che potrebbe iniziare ad abbassare le orecchie verso l'avanti, portare la coda ad altezza del dorso, potrebbe scartare di lato e cercare di schivarle, potrebbe ringhiare....insomma il corpo potrebbe predisporsi a difendersi anche senza essere minacciato apertamente, perchè nella testa rimane accesa la lampadina della minaccia (subita o fatta, non importa).
Oppure, un altro esempio, se prima non dava fastidio al cane essere toccato all'improvviso da dietro, ora potrebbe causargli un'alta reattività, sempre dettata dalla paura scatenata dall'aggressione.
Tantissimi esempi di questo tipo.



Erinni incontra un piccola taglia


Dobbiamo soprattutto osservare ogni segnale comunicativo del nostro cane: tensione del corpo, cambiamento del respiro, variazione delle pupille o della forma dell'occhio.
Il comportamento di aggressione quando è scatenato da un evento improvviso provoca cambiamento a livello di ormoni e di conseguenza è anche per questo motivo che richiede tempo per essere smaltito.
Inoltre non dobbiamo ricordare che lo scatenarsi di un'emozione così forte provoca apprendimento in modo molto rapido e quasi "indimenticabile".