venerdì 17 aprile 2020

martedì 7 aprile 2020

Il mio primo racconto: "Inseguendo un sogno"

Inseguendo un sogno


Stavo passeggiando per le vie del centro, quando ho udito dietro di me lo sferragliare delle ruote sul selciato.
Era buio e tutto risuonava amplificato.
Sapevo che mi stavano cercando.
La mia fuga da palazzo sarebbe passata per poco tempo inosservata.
Le guardie davanti alla mia porta sonnecchiavano con un orecchio teso e qualsiasi silenzio inappropriato avrebbe destato il loro interesse.
Il tempo stringeva.
Dovevo correre.
La carrozza si avvicinava di gran carriera, ho scrutato rapidamente il vicolo e mi sono buttata in un angolo di un portone buio ed accogliente.
Cosa avevo fatto? Perchè avevo deciso di lasciare la tranquillità della mia casa?
Dove sarei andata?
Troppe domande nella mia mente, ansia, affanno, irrequietezza.
Calmati Spirito!
Una cosa alla volta.
La carrozza passava veloce davanti a me, senza notare la mia presenza, che era avvolta nelle tenebre rassicuranti e amichevoli.
Era quella di mio padre, che già era stato informato del mio disparimento.
Una lacrima di rabbia riscaldava il mio volto.
“Il tempo di scoprire chi sono è giunto”, mi dicevo sicura e decisa, mai mi ero sentita tanto fiera di conoscere me stessa.
Iniziava a prendere forma nella mia mente una nuova immagine di Nicolosia, ancora incerta e dai toni pastello, ma sempre più consapevole.
Guardai dietro di me cercando di scoprire se ancora mi stesse inseguendo qualcuno.
Finalmente la strada era sgombra, raccolsi gentilmente le vesti e corsi a più non posso verso il battello che mi attendeva per Mantova.
Addio Brescia, addio mia cara, gentile e fedele Mafalda, amica sincera senza la quale mai avrei potuto organizzare la mia fuga verso la ricerca della nuova Me.
Il vecchio traghettatore eri in attesa del mio arrivo.
Era già stato ragguagliato sul da farsi: avrebbe dovuto caricarmi per la traversata verso la città di Mantova, fino al lago superiore, quello proprio nel cuore del centro abitato.
La mia ancella Mafalda già gli aveva lasciato in consegna una sacca con gli abiti adatti a trasformarmi in serva e qualche denaro per i suoi servigi.
Sapevo che non sarebbe stato per niente semplice questo cambiamento di vita così radicale: avrei dovuto nascondermi nella casa di sua cugina, ma soprattutto avrei dovuto iniziare a lavorare come serva in casa dei Signori Gonzaga.
Ero stata messa al corrente che questi Signori, di generazione in generazione, amavano l’arte e in particolar modo la pittura.
Volevo circondarmi della possibilità di conoscere coi miei occhi tutti i più grandi artisti del tempo, che si recavano dal grande mecenate Ludovico, per soddisfare la mia fame di pittura.
In fondo ero la sorella di artisti notevolmente riconosciuti come Gentile e Giovanni già sapevano di esserlo, ma tanto gelosi della loro posizione che nemmeno volevano farmi accostare alle tavolozze.
Per non parlare di mio padre!
Ero femmina e come tale dovevo restare a fare ricamo e a occuparmi della vita coniugale che lui stesso stava programmando al posto mio e niente più.
Mai avrei potuto nella loro casa avvicinarmi ai colori, allo studio dell’Antico, all’esperienza del disegno e alla consapevolezza della mia traccia sulla tela.
Questo mondo era dedicato esclusivamente agli uomini, ma il mio animo scalpitava chiedeva soddisfazione, la mia mano chiamava l’Arte a gran voce e dentro lo spirito non avrei mai trovato la pace se non avessi dato ascolto alla sua chiamata.
Dovevo dipingere, dovevo respirare la pittura.
Dovevo provare me stessa.
E così, ascoltando e leggendo per lei la corrispondenza della cugina Agata, mi arrivò l’ idea di partire, di lasciare tutto e tutti alla ricerca della mia vera natura.
Doveva pur esistere qualcuno disposto a mostrarmi cosa fossi in grado di fare.
Quella notte era giunto il momento di uscire da palazzo con la cognizione che mai più sarei potuta ritornare indietro.
Nessuno della mia famiglia avrebbe potuto mai perdonare il terribile affronto della fuga. Salii sul battello diretto a Mantova, tutto stava andando secondo quanto avevamo previsto, non mi restava che pazientare fino alla fine del viaggio. Il vecchio traghettatore si era dimostrato comprensivo, non aveva fatto domande, mi aveva accolto rassicurandomi di accompagnarmi sana e salva fino a destinazione. Mi aveva indicato il punto più sicuro del battello: dietro le cassi di viveri ingombranti e numerose, che nella loro imponenza potevano agevolmente nascondermi fino al momento di scendere al porto di Mantova. Non appena mi ero sistemata, mi sono addormentata stanca, sfinita, ma serena di ciò che mi aspettava all’arrivo. Durante il sonno sono comparse nella mente numerose immagini, tra cui una discussione animata con mio padre, sapevo in cuor mio che non sarebbe mai potuto accadere realmente, ma desideravo poter spiegargli le ragioni di questa scelta ai suoi occhi tanto estrema, ma tanto necessaria per me stessa. Stavo sognando di raccontargli quello che veramente sentivo nel profondo: l’immenso desiderio di scoprire se fossi realmente una brava pittrice. Avevo conosciuto nella mia famiglia questa nobile Arte, avevo sempre in segreto coltivato la passione per poter un giorno io stessa esporre qualche mio lavoro, mi sarei accontentata anche di vederlo nell’ intimità delle mie stanze. Volevo soltanto che lui me ne desse la possibilità. 

Ricordo che avemmo avuto una furiosa discussione in proposito, perchè aveva scoperto in un angolo della mia stanza da ricamo dei colori che avevo sottratto ai miei fratelli per poter dipingere nascosta almeno nel mio silenzio.

Avevo cercato già allora di farmi ascoltare ed accettare per ciò che sono, ma non aveva voluto sentire ragioni: “Le donne devono fare le donne”, mi aveva detto aspramente, avrei dovuto concentrarmi soltanto nel diventare una buona moglie e un’ottima madre. 
La mia di madre era stata ottima, fino alle fine dei suoi giorni su questa terra, ci aveva amati tutti e a me aveva insegnato a rimanere libera nell’animo. Mi aveva confidato con il suo ultimo respiro di amarmi per qualunque cosa avessi deciso di intraprendere. 
Mi aveva lasciata così, con il ricordo di dover scegliere chi fossi in realtà, senza farmi condizionare dal buon costume o dalle regole rigide che mio padre avrebbe voluto inculcarmi. Nel sogno cercavo di guadagnarmi almeno due minuti di dialogo, per dirgli che lo apprezzavo per tutto ciò che mi aveva offerto, ma che dovevo essere ciò per cui sono nata…ma mi sono svegliata all’improvviso e non ho mai saputo se, finalmente nel sogno, ero concretamente riuscita a dialogare con lui. 

Stava albeggiando e Mantova era li davanti a me. Bellissima, preziosa come un bocciolo di rosa, piena di vita e finalmente accogliente. Prima di approdare mi ero cambiata rapidamente i miei abiti di corte con quelli adatti a calarmi nel mio nuovo ruolo di serva di palazzo. Per essere sicura di aver cancellato ogni traccia del mio passaggio dovetti gettarli nel lago. Il traghettatore mi aveva fornito gentilmente un sacco dove poterli racchiudere e ancorarli col peso necessario perchè non risalissero mai più in superficie. Addio vecchia Nicolosia, mai più sarò la sorella di Gentile e Giovanni, tra qualche tempo, se il Cielo lo vorrà, sarò una donna nuova. Il battello era adesso giunto a destinazione. 

Appena ho messo piede su quel nuovo terreno, subito ho avvertito la sensazione che mi sarebbe capitato qualcosa di bello. Intorno a me al porto c’ erano numerose barche, dalle quali stavano scendendo nobili signori provenienti dai più diversi territori, che portavano con loro stoffe preziose, spezie profumate e alimenti che mai avevo avuto il piacere di saggiare.   

C’ erano anche pescivendoli che arrivavano sia dal centro del lago ricco e pescoso sia dal lontano delta del Pò. Il lago di Mantova riusciva a coniugare in se tante persone coi loro desideri, con le loro speranze, proprio come me in quel momento. La città era conosciuta perchè il ricco mecenate che la governava offriva la propria ospitalità alla cultura e a chiunque avesse le doti necessarie a rappresentarla. I Signori di Gonzaga avevano la mente aperta ed accogliente per tutti coloro che avessero doti artistiche, per questo volevo venire qui a tutti i costi, pur consapevole che avrei potuto fallire e incappare in seri guai. Adesso la cosa importante era trovare Agata. 

Mi guardavo attorno con lo sguardo interrogativo verso tutte le figure presenti, cercando di individuarla prima di lasciare il mio traghettatore rassicurante. Sapevo che era una signora alta, scura di capelli e di carnagione mulatta, forte e robusta, anche lei aveva ricevuto la mia descrizione per non sbagliare. Inoltre ci eravamo costruite anche un messaggio in codice per poterci riconoscere senza il timore che le guardie di mio padre potessero piombare su di noi. La frase in codice era “i colori ci attendono”. 

Così avrei avuto la garanzia di essere di fronte alla vera Agata e anche lei si sarebbe sentita al sicuro di non essere stata scoperta, infatti stava rischiando molto nel porgermi il suo aiuto e chissà poi perchè aveva accetto di farlo! Era una buona cristiana, credeva nell’ aiuto reciproco anche se la sua vita non era stata con lei clemente, ma ancora professava l’ aiuto fraterno. 

Così quando dalle lettere le avevo dichiarato quali fossero le mie intenzioni non ebbe un attimo di esitazione a tendermi la sua mano, già da allora le ero affezionata e avevo messo in campo tutte le mie astuzie per non mettere in pericolo nè lei nè la mia adorata Mafalda. Il porto era molto frequentato, perché era il punto centrale sia dei commerci sia della rete comunicativa. Un gran via e vai di persone intente a cercare parenti e amici che arrivavano dalla navigazione lungo il fiume per scambi di merci o relazionali. 

Finalmente l’avevo riconosciuta nella folla: una bellissima donna forte, provata dalla sua dura esistenza, ma illuminata nel volto dalla fiducia nella vita. Mi salutò e ci scambiammo “i colori ci attendono”. Non avevamo molto da dirci nel frastuono del porto, bastarono uno sguardo e un sorriso per incamminarci fianco a fianco. Attraversammo lo stradone che conduce verso il centro storico e maestoso si ergeva il palazzo dei Gonzaga, impossibile non vederlo. Inevitabilmente le cupole del Palazzo sovrastano lo spazio ed è piacevole lasciarsi guidare dal loro aspetto imponente, attraverso la Piazza delle Erbe dove di consueto si svolge il mercato, per giungere finalmente alle porte della Corte. 

La Torre dell’ Orologio rintoccava le otto, puntuale Agata sbattacchiava il portone della servitù  per farsi aprire e prendere servizio. Il mio arrivo era già stato annunciato, così ci siamo infilate il grembiule e siamo partite alla volta delle consuete pulizie: oggi era importante porre attenzione ai marmi dei corridoi che coniugavano le stanze dei Signori col salone centrale. Il Palazzo era enorme, lussuoso e sereno. Le sue mille e più stanze erano colorate ed armoniose, si sentivano le chiacchere piacevoli delle cortigiane, la musica confortante del violoncello e del flauto dei giovani promettenti musicisti rieccheggiava per i corridoi. 

Persino la servitù era cordiale e lieta, affaticata dai numerosi impegni, ma non avvilita dalla condizione di sottoposti. Ero intenta a fregare il marmo rosa del pavimento del corridoio contiguo alla stanza dei Signori, quando i miei occhi videro ciò che tanto desideravo: il pittore Andrea Mantegna. Avevo tanto sentito parlare di lui dai miei fratelli, alquanto invidiosi delle sue doti pittoriche. Il Mantegna era praticamente l’ unico che di questi tempi sapeva rappresentare lo spazio negli ambienti che dipingeva come se veramente l’ osservatore vi fosse immerso. Sapeva utilizzare sapientemente la tecnica della prospettiva e tutto ciò che raffigurava sembrava prendere vita fuori dal muro della stanza. La finzione pittorica del quale era dotato lo rendeva il solo capace di mettere in scena l’ effetto illusionistico del vero. 

Feci appena capolino nella stanza dove si trovava intento a realizzare la Camera degli Sposi per i Signori di Mantova e ne rimasi impressionata! Il fiato mi si era fermato davanti alle pareti che sembravano aprirsi sul giardino e le persone uscire dal loro stesso ritratto, mi era sembrato di poterle udire nel chiacchericcio del loro vociare…ma lui mi aveva vista…“Chi siete? Che volete?”, diceva rivolto a me serioso. Avevo perso quasi del tutto la parola e l’ unica cosa che ero riuscita a proferire era “mancano gli animali per la caccia”, come rapita, non riuscendo a discostare lo sguardo dalla magnificenza di ciò che Mantegna stava realizzando. 

Mi era stato raccontato nelle lettere di Agata quanto fosse grande la sua bravura, avevo sentito nelle storie di pittori erranti che venivano da mio padre quanto quel Mantegna si stesse mettendo in auge alla corte di Mantova, ma niente di ciò che avevo udito poteva rendere la realtà di ciò che stavo ammirando. Non provavo nessuna invidia, non desideravo avere le doti delle sue mani, vedevo ciò che lui vedeva, nella stessa prospettiva, non mi importava più scoprire se fossi in grado di dipingere: la grandezza della sua opera aveva messo in moto la ruota dell’ Arte nelle mie dita e sentivo soltanto il desiderio di poter essere parte di quel Tutto affrescato li davanti a me. 

Non mi ero resa conto delle parole che stavano uscendo incontrollate dalla mia bocca e soprattutto non avevo valutato l’effetto che queste avrebbero avuto sul Mantegna. Non ricordavo più di essere la serva di palazzo, ero stata rapita dall’ affresco e i miei pensieri si erano lasciati trasportare nella riflessione di ciò che ancora di più avrebbe dato significato e valore al dipinto. “Una battuta di caccia senza i cavalli e i cani non si è mai vista”, questo ripetevano i miei pensieri e purtroppo la mia voce diede loro vita. L’ artista prese i suoi pennelli e la sua tavolozza, venne verso di me e me li mise fra le dita. Come se fossi stata avvolta dal sogno la mia mano si lasciò guidare dalla passione per la pittura e creai dal niente tutti gli animali necessari a dar il vero senso della battuta di caccia. 

Erano passate le ore e non mi ero accorta che i cortigiani mi stavano fissando dalla porta. Persino le sue Signorie erano accorse a mirare quella nuova fanciulla che in preda alla Creatività si stava lasciando guidare nelle forme e nei colori. Il Palazzo di Mantova era la culla degli artisti e nessuno mi aveva interrotta. Soltanto quando ebbi terminato anche l’ultimo cane, accovacciato sotto il tronetto, dissi “Ecco il simbolo della mia fedeltà ai Signori di Gonzaga”. Fu soltanto allora che voltandomi vidi tutta la corte e il grande Mantegna che stavano fissando ammutoliti il mio operato. La vergogna mi afferrò, appoggiai immediatamente i colori e la tavolozza e chiesi mille e più volte perdono per la mia sfrontataggine, mi inginocchiai davanti alle Signorie col capo chino in segno di profondo dispiacimento. 

“Chi siete in realtà? Le vostre mani delicate non sono di serva, il vostro talento non è stato appreso a bottega: voi siete nata pittrice!”. 
“Perdonate le mie bugie, dissi, e abbiate pietà di chi mi aiutò a realizzarle per poter entrare nella Vostra dimora, sono Nicolosia. 

Non volevo vivere senza aver potuto avere l’occasione di mettere mano ai colori, dedicherei tutti i miei giorni alla nobile Arte del dipingere. Sono fuggita alla mia famiglia per venire qui, dove Voi Signore avete la mente aperta per dare lo spazio necessario agli artisti, perdonate se vi sono sembrata falsa e approfittatrice. Aver dovuto mettere in scena una diversa personalità dalla mia, il coraggio mi ha guidata in questa scelta. 

Volevo scoprire se avessi veramente talento. Ora però che Voi avete disvelato la mia vera identità, potete decidere se accogliermi o rimandarmi a casa da mio padre. So ciò che dovrebbe essere una femmina e accetterò la Vostra decisione, adesso sono pronta perché so chi sono.” “Graziosa fanciulla, avete dimostrato più forza di spirito voi che alcuni generali che ho incontrato nella vita. 

Restate e dipingete. Voi siete nata per questo e ve lo siete meritato con il vostro coraggio.” 

Così il Signore di Mantova si pronunciò e si ritirò con la corte. Rimasi col Mantegna, incredulo. I nostri sguardi si incrociarono e senza proferire parola ritornammo ai nostri personaggi. Espressi soltanto un desiderio, che lui accettò di buon grado: volevo mettere la mia adorata Agata nell’alto della cupola, dove i Putti attorno a lei guardano dentro la stanza. 

La figura di quella forte e scura signora altro non è che la mia anima buona, colei che ha reso possibile questo dolcissimo epilogo.


Mandala di solo tre colori






Mandala primavera, decisamente più colorato, è un altro esempio che puoi trovare seguendo il link al post. 

Invece questo è un altro tipo di mandala, fatto soltanto con 3 colori.
Volevo creare movimento e profondità utilizzando molto il contrasto tra grigio e nero.
Mi ha ricordato la scatola di Skinner, perchè ogni quadratino del disegno si rafforza in un altro.

mercoledì 1 aprile 2020

Mandala stile Atzeco


Colorare mandala con le matite colorate è un passatempo veramente rilassante: bisogna solo pensare ai colori da utilizzare e a stare dentro le righe.
Normalmente scelgo le tonalità prima di iniziare a colorare.
Posiziono le matite sul tavolo, scelgo la forma del mandala e cerco di immaginare a cosa vorrei che somigliasse.
In questo caso volevo rappresentasse la cultura Atzeca, per cui ho colorato con le tonalità dei marroni, poco rosso e giallo solo per esaltare alcuni punti luce e gli arancioni.
Questo è decisamente il mio preferito, dove sono riuscita a trasferire tutto ciò che avevo nella mente nel mentre riempivo gli spazi.
Se volete vedere gli altri due esempi potete trovarli nei post.

Se volete che ne disegni uno per voi contattatemi senza impegno e ci metteremo d'accordo sulla forma e sui colori che vi piacciono di più.


lunedì 23 marzo 2020

Aumentare la motivazione del cane in condotta

"L' insegnamento è un' attività che si occupa di trasformare le situazioni esistenti in situazioni desiderate"        
                                                             Schon 1993

Guarda il video cercando l'abbaio sul mio canale YouTube e leggi anche qui sotto.



Perchè è importante in certe fasi di allenamento cercare l'abbaio del cane?

Durante le fasi di addestramento può succedere che il cane scenda di motivazione per svariati motivi:
- perchè non gli è chiaro cosa vogliamo da lui,
- perchè gli esercizi gli risultano ripetitivi,
- perchè alcuni esercizi sono stati impostati male
- perchè è abituato a lasciarsi gestire

Questo ultimo caso ad esempio è proprio quello che riguarda la mia situazione: Uri è abituato che io chiedo e lui fa.
Bello direte voi, il cane ideale....
Non sempre, infatti siamo arrivati ad un punto, negli anni, dove la nostra condotta ha perso di smalto ed allegria.
E' stato allora necessario introdurre il lavoro opposto dove ho insegnato al cane a dimostrarmi di essere pronto a fare qualcosa, ecco quindi che l'abbaio non viene ricercato col comando, ma attraverso la pressione fisica dove il cane per uscirne deve per forza dimostrare l'intenzione di voler fare qualche cosa.


Dopo alcuni tentativi il cane si è sbloccato e ha capito che doveva agire, che stavo cercando da parte sua un segnale che fosse pronto a seguirmi.


Nell'ultima fase ho lavorato col cane al fianco in posizione base e il risultato della condotta è stato sorprendente: allegra, partecipata, costante, senza bisogno di cibo o premi o giochi.
Sono riuscita ad avere l'attenzione del cane per molti più passi e molto più a lungo, forse come non avevo mai visto prima!

Ottimo lavoro con Demis Benedetti al corso conduttori del 2019, sempre consigli utilissimi e ben ponderati sul cane.

Ho preso Uri dalla macchina come normalmente faccio, cercando di fargli capire che avremmo fatto qualche cosa insieme, probabilmente obbedienza, perché ho preso premi e pallina.
Ci siamo avvicinati al campo insieme a Demis e agli altri partecipanti e subito si è messo al piede.
Brutta posizione al piede, spento, moscio e per fatta per abitudine.
Infatti ho voluto partecipare proprio per questa difficoltà perché Uri conosce tante situazioni e tutti gli esercizi, ma sono fatti per inerzia, senza spinta o almeno quasi sempre.
Durante gli anni mi sono resa conto che però ci sono volte in cui la condotta è stata briosa, motivata, allegra e partecipata.
Quindi mi sono chiesta per quale motivo alle volte è così e alle volte invece è spenta?
Sabato ho avuto la mia risposta!
Hai visto i video sopra?
Si parte da una situazione di disagio e conflitto del cane, dove non sa cosa di nuovo sta succedendo, ma guardate la fine del risultato!
E' stato per me impressionante vedere Uri bello dritto, orecchie avanti, torace aperto al mio fianco in condotta!
E' vero, spesso senza che ce ne rendiamo conto influenziamo l' ambiente intorno a noi semplicemente coi nostri pensieri.
I nostri pensieri occupano talmente tanto spazio all' interno della nostra mente che i nostri sentimenti vengono soffocati e il risultato è un comportamento compromesso e turbato.

E secondo te il cane non lo sa?

martedì 25 febbraio 2020

Tra cuccioli, cuccioloni e cane adulto: cosa fare quando arriva anche un bambino.

Paola, Marco ed io: felici


Come gestire l'arrivo di un neonato in una casa con cani: guida per il proprietario responsabile.



Spesso l'arrivo di un bambino in famiglia quando c'è un cane, è fonte di preoccupazione.
La domanda più frequente è: cosa devo aspettarmi?
L' altra domanda è: il mio cane accetterà il mio bambino? 



La paura più grande è che il cane, che è con te da sempre, possa dimostrare aggressività verso il bambino e che addirittura possa arrivare a morderlo.


Mi piace condividere con te le mie esperienze personali.
Ti racconto quello che ho vissuto in prima persona e che ho affrontato insieme alla mia famiglia.

La prima ad arrivare è stata nostra figlia, quando Dorian, il nostro Cane Corso aveva circa 8 mesi. 
Un momento bellissimo ma molto difficile.
E ti spiego il motivo.


Dorian e la mia bambina, lei gli sta facendo vedere un libro


Dorian era appena uscito dal periodo cucciolone e stava entrando in adolescenza, che come sappiamo è un periodo difficile per ogni mammifero (umano e non) e lei invece arrivava a casa appena nata ed indifesa.
Il giorno in cui sono tornata dall'ospedale con lei in braccio, rimarrà sempre nella mia mente: Dorian mi aspettava sul balcone, mancavo da tre giorni e non sapeva se corrermi incontro o se rimanere fermo in attesa.
Non sapeva se tra noi fosse cambiato qualcosa, del perché mi fossi assentata, se potevamo riprendere a stare insieme come prima.
Lui era pieno di mille dubbi ed io ero felice di vederlo, ma dovevo spiegargli che qualcosa (a livello di tempo) tra noi avrebbe dovuto adattarsi.
Sono scesa dalla macchina con la mia bimba in braccio e lui non ha osato avvicinarsi.
La prima precauzione che abbiamo preso mio marito ed io è stata quella di far odorare e vedere la bambina protetta dentro il lettino con le sbarre.
Non volevo mettere il cane in difficoltà chiedendogli troppo controllo e non volevo mettere la mia piccola in pericolo se lui si fosse avvicinato in modo troppo irruento.
Così la misura che ho trovato più cautelativa per entrambi è stata quella da dietro le sbarre del lettino.
Lui effettivamente si è avvicinato a fiutarla in modo molto animato, ma la protezione è stata sufficiente per tenerlo lontano e dargli anche il tempo di ispezionarla quanto fosse necessario.
Noi genitori eravamo tranquilli e quindi il primo impatto tra i due (quello più importante) è stato positivo per il cane: era quello che volevo.
Il resto è venuto in modo molto naturale e non abbiamo mai avuto bisogno di allontanarlo, perché ricorda bene: la prima impressione è quella che vale! 

Per il cane è fondamentale il primo impatto



Cresciuti tutti e due, più o meno la stessa età


Si può dire che siano cresciuti insieme.
Lui verso di lei è sempre stato molto attento e lei gli è rimasta sempre molto legata, proprio come se fosse il suo migliore amico.
Ma lo abbiamo sempre trattato da "cane", un membro della nostra famiglia, ma sempre "cane".
Nel rispetto reciproco delle esigenze. 

Il rispetto, la coerenza e la fiducia per costruire una relazione solida sono alla base di ogni rapporto.


Dorian è stato molto importante dal punto educativo per i miei figli, perché hanno imparato a giocare nelle regole.
Hanno potuto sperimentare che ogni loro azione aveva sul cane una reazione: se chiedevano qualcosa in modo sbagliato non ottenevano dal cane la risposta desiderata.
Se volevano giocare con lui, ma non erano calmi il cane non rispondeva alla loro richiesta e questo è solo un piccolo esempio.
Se chiedevano a Dorian di portar loro la palla in modo "sgarbato" lui se la teneva. 




Successivamente abbiamo adottato prima Paola e poi Erinni. 

Non importa che siano cani cresciuti da noi o adottati, le regole che valgono sono sempre le stesse.


Forse con loro è stato ancora più semplice perché abbiamo dovuto fare solo una valutazione di compatibilità.
Il fatto che fossero adulte ha semplificato di molto le cose.

Chi lo dice che il cane adulto non va bene con i bambini?
Dipende dal cane e dal tipo di relazione che hai instaurato con lui.


Quando ho visto Paola al canile me ne sono innamorata subito.
Ha sempre avuto grande equilibrio e grandi doti relazionali e comunicative.
Quindi con mio marito e l'aiuto della volontaria che la seguiva abbiamo fissato un incontro con tutti, Dorian compreso.
Mio figlio più piccolo era ancora nel passeggino, quando Paola si è avvicinata a lui l'ha fiutato così come ha fatto con tutti noi, serena e consapevole.
Ce la siamo portata a casa immediatamente e da li è stata sempre una vita felice e tranquilla, anzi è sempre stata molto legata al mio bambino.
Si trovavano bene loro due, alle volte l'attrazione di uno verso l'altra è del tutto naturale, senza motivo, è quel legame che scatta, come un magnetismo.











Quando abbiamo scelto Erinni invece è stato più o meno simile, ma l'abbiamo potuta osservare molto poco e la paura che avevo di sbagliare nella valutazione era veramente tanta.
Avevo avuto un primo contatto telefonico con la volontaria del Rescue alani e fissato l'appuntamento per andare a Viterbo a conoscerla.
Non volevo portarla a casa soltanto io, perché il mio primo pensiero sono sempre stati i bambini, volevo vedere che almeno non manifestasse aggressività o paura nei confronti loro.
Infatti sapevo che Erinni aveva avuto una vita bruttissima, fatta di tante deprivazioni e essendo adulta tutto sarebbe stato difficile da recuperare, quindi volevo vedere che fosse tranquilla con le persone di tutte le età ed altezze.
L'abbiamo incontrata in un parcheggio vicino all'autostrada e appena scesa dal furgoncino era chiusa ed insicura, ma non aggressiva.
Si vedevano tutte le sue ferite dell'anima, ma le ho dato fiducia, come lei l'ha data a me in quel momento.
Ci ha fiutato timidamente tutti, quando si è avvicinata a mio figlio che aveva 3 anni appena lui per tenerla lontana dalla sua focaccia le ha fatto il gesto di un calcio sul muso!!!!
Ma lei non ha reagito, si è allontanata senza dare segno di disagio o paura o aggressività.
Li ho deciso che potevamo farcela e ho fatto bene!
E' stata dura perché a casa avevo ancora Dorian e Paola, molto coppia e uniti, l'inserimento con loro ha richiesto qualche mese, ma lo rifarei 1000 volte.
Erinni è stata la mia migliore amica e quanto vorrei fosse ancora qui con me!


Gli ultimi arrivati sono stati i due Pastori belgi malinois, Uri ed Ion.






Anche in questo caso le regole di base della convivenza sono state sempre le stesse, ma con ulteriore attenzione ai momenti di gioco tra i bambini ed i cani.
In questo caso siamo con razze molto più attive, di nervo e con grande predatorio e competizione sia tra di loro sia con gli umani.
Sono cani che amano utilizzare la bocca ed il morso per esprimersi nel gioco, quindi tutte le interazioni troppo movimentate vanno guidate molto da un adulto, per spiegare ai bambini bene come, dove e quando poter giocare col cane singolarmente o con anche tutti e due insieme.

Non ho paura che i cani mordano i bambini, ma non vorrei mai che per sbaglio qualcuno potesse farsi male!


Il mio principale obbiettivo della relazione cane-bambini è che ognuno ne tragga vantaggio e beneficio, quindi pongo sempre molta attenzione a non creare situazioni di disagio e di pericolo dove debbano scatenarsi comportamenti indesiderati, che una volta aperti possa diventare difficile richiudere.

Come istruttrice cinofila comportamentale ho aiutato molte famiglie a prepararsi a questo evento di grande cambiamento.

Integrare un neonato in una famiglia con cani richiede pazienza, preparazione e attenzione, ma i risultati possono essere altamente gratificanti.
Un cane ben educato e un bambino rispettoso possono incontrarsi in un rapporto unico, speciale e di valore.

Se hai dubbi, timori e preoccupazioni è più che normale.
Consulta un bravo professionista che sappia guidarti nel ri-costruire una relazione nuova e sana con il tuo cane.

Ti ringrazio per aver letto fino a qui e adesso raccontami la tua esperienza.


lunedì 17 febbraio 2020

Riconoscere un bravo allevatore

Winalmik's Discovery One e ma il giorno in cui andiamo a casa

Come possiamo fare per scegliere un allevamento responsabile?

Vorremmo acquistare un cucciolo, abbiamo capito quale razza sia adatta al nostro stile di vita e dobbiamo capire però quale allevamento sia "serio", chi scegliamo?

Tra tutti quelli che ci capitano in elenco su internet, quale veramente rispetta il benessere animale?

Quali sono le domande che dobbiamo porci per valutare se effettivamente le cose sono come ci vengono raccontate?

Ormai saprete che non è nel mio stile dare giudizi senza prima aver sperimentato personalmente e così anche in questo caso vi racconto le mie esperienze.
Il primo cane che ho acquistato è stato Dorian, il mio Cane Corso.
Avevo valutato attentamente la razza che secondo me avrebbe corrisposto alle esigenze di quel momento particolare della mia vita, quindi desideravo un cane da guardia della proprietà, italiano, potente e rustico.
Dopo di che, al tempo non avevamo ancora così tanto l'utilizzo di internet, ho comprato varie riviste specializzate sui cani dove in fondo c'erano sempre gli annunci dei diversi allevamenti.
Tra tutti ho scelto quello di M.F. vicino a noi.
L'ho chiamato innanzitutto al telefono per fissare un appuntamento e poter parlare direttamente e soprattutto vedere i suoi cani.
Volevo passare un po' di tempo a contatto con i Corso per sentire se effettivamente stessi facendo la scelta adeguata alle mie capacità.
Quando gli ho visti sono rimasta affascinata e mi sono innamorata perdutamente di quei cani forti, possenti, con capacità fisiche notevoli, ma tanto tanto festosi.
Una bomba di energie contenute soltanto dalla presenza dell'allevatore.
Mi sono arrivati incontro come due treni, mi hanno travolto di baci e feste, erano due cucciolone di circa un anno, nel pieno della vitalità e della socievolezza.
Sotto il controllo vigile dell' allevatore non si sono preoccupate che noi fossimo nella loro proprietà e questo mi ha fatto capire quanto fossero in equilibrio, serene e ben cresciute e quanto si fidassero della sua presenza.
Questo voleva dire che avevano un rapporto sano, che i cani stavano bene dove si trovavano e che quindi potevo anch'io fidarmi di essere nel posto giusto.

Questa è una cosa a cui dovremmo tutti stare attenti: quale rapporto ha l'allevatore coi suoi soggetti?
Come sono i cani nei suoi confronti?

Se sono beati e fiduciosi è chiaro che con lui stanno bene, sono ben tenuti, ben nutriti, sono in equilibrio anche tra cani, in questo caso avremo già importanti notizie sulla serietà che questa persona sta mettendo nel suo lavoro.

Mi è successo anni dopo di vedere quasi regolarmente M. perché voleva sapere come stesse il suo Dorian, cosa stessimo facendo, se stava bene fisicamente e quando è capitato che si è ammalato M. si è preoccupato e dispiaciuto come se ancora fosse il suo.

Successivamente ho acquistato Uri e direi che la foto sotto parla da sola….

allevatrice ed il mioWinalmik's  Disceovery One

Con gli allevatori di Uri abbiamo costruito un rapporto che dura dal giorno in cui l'ho portato a casa.
Gli ho chiamati per qualsiasi cosa: terapie, alimentazione, addestramento, esposizioni...
Per ogni dubbio su qualsiasi scelta ho potuto avere loro come suggerimento o guida.
Non esiste l'allevatore che vi vende il cane e sparisce!
Si crea un legame amicale o quasi quasi famigliare!
Ci sono stati anche momenti di tensione dovuti a visioni ed esigenze differenti come normalmente accade in tante relazioni, ma questo non ci ha impedito di riappacificarci e riprendere da dove avevamo lasciato.
I nostri allevatori diventano una parte importante di sostegno nel percorso di crescita del cucciolo.
Non importa che siate neofiti o super esperti, un consiglio da chi fa nascere il vostro cane è prezioso, perché vede le cose da una prospettiva differente e soprattutto perché vede tanti soggetti diversi con tante diverse sfumature.
Probabilmente saprà anche dirvi se una cosa gli è già capitata, se assomiglia a un comportamento di un parente del nostro cane e magari ci darà indicazioni su come ha risolto una data situazione.

Ad esempio il terzo allevatore della mia carriera cinofila, dove ho preso Ermione Chetan Soul, ha saputo guidarmi in base al pedigree nelle scelte addestrative più appropriate.

Ermione Chetan Soul e me i primi giorni a casa
Ion è una malinoise con un pedigree molto particolare, con la quale desidero intraprendere un percorso in Igp.
Tecniche addestrative poco consone alla sua indole avrebbero sicuramente incrinato il rapporto tra lei e me e certamente non avrebbero dato nessun risultato, anzi avrei un cane infelice.
Ho sempre chiamato L. per qualsiasi dubbio.
E lui, come è giusto che sia un allevatore affezionato al proprio cane, è sempre stato al telefono a spiegarmi tutto il tempo necessario i diversi passaggi da fare.
Ion ormai ha due anni e ancora chiamo L. se non riesco a impostare bene un esercizio, se vedo che non sta tanto bene, chiedo sul calendario gare quali siano le migliori, gli racconto dei nostri progressi e dove invece mi sento proprio scarsa...
Insomma, anche lui è diventato un componente importante nella mia storia con Ion, tanto quanto gli altri dell' allevamento di Uri.

Spero di avervi aiutato nel capire chi sia un "bravo allevatore".
Per prima cosa deve avere il pedigree di tutti i suoi soggetti, devono essere cani sani, guardate quali fattrici vengono scelte e per quante volte, dovete chiedergli come vive coi suoi cani, osservare come sono tenuti (norme igeniche ma anche che rapporto hanno: se sono cani spaventati o non vuole lasciarveli vedere indagate!), infine sapere a quanti giorni vi consegnerà il cucciolo.
Cercate di capire già dal primo contatto telefonico se ha piacere a chiaccherare con voi o se invece è sempre indaffarato e di fretta senza potervi mai rispondere con calma.
Se in allevamento c'è una corretta gestione, il cucciolo che vi portate a casa sarà sereno e vi regalerà una vita sorprendentemente appagante insieme.

Ermione Chetan Soul e me, ogni tanto a nanna