venerdì 2 febbraio 2018

Cosa sono le motivazioni di razza nel cane?

Cosa sono le motivazioni di specie? 
e quelle di razza? 
Cosa contraddistingue una razza dall'altra?


                                                                                       


Le motivazioni di un soggetto, insieme ad arousal ed emozioni, formano il pacchetto dei caratteri posizionali della mente, per cui fanno sì che il soggetto non sia esposto al mondo trasportato dagli stimoli, ma dialoghi con gli stimoli stessi diventando proattivo.
Le motivazioni sono stati mentali di orientamento nel mondo, cioè "cosa" il soggetto cerca e "come" si propone, questa immersione sensoriale ed orientativa producono il target a cui il soggetto si interessa e non viceversa.
Un esempio molto semplice: tirare la pallina ad un border collie susciterà un comportamento diverso che non tirare la stessa pallina ad un pastore del caucaso, eppure lo stimolo è sempre lo stesso!
Quando lancerò la pallina al border questo partirà come un razzo mosso dall' esigenza di dare soddisfazione al suo comportamento predatorio, mentre il caucaso troverà correre dietro a una pallina talmente tanto inutile che se ne resterà a dormire o a guardarci con quell'aria dubbiosa tipica di chi non ha capito perchè ci entusiasmiamo tanto con la palla.
Questo fanno le motivazioni di razza: orientano il soggetto nel mondo in base alla propria predisposizione.


L'insieme delle motivazioni e il loro peso individuano il carattere del soggetto, perchè sono orientamenti della mente e quindi ci dicono cosa il soggetto sarà portato a fare e come agirà davanti a uno stimolo.
Il valore delle motivazioni, cioè la tendenza ad accendersi dell' una rispetto all' altra nell 'insieme complessivo ci indica la VOCAZIONE del soggetto.
In qualità di orientamenti le motivazioni possono essere la fonte o di gratificazione o di frustrazione per tanto il mondo si divide in cose interessanti o meno.
Le motivazioni sono il retaggio filogenetico specie/specifico, questo vuol dire che ogni specie ha sviluppato le proprie in base all'adattamento che ha dovuto avere nell'evoluzione, ma vuol dire anche che ogni specie possiede tutte quelle appartenenti.
Quindi ogni razza di cane possiede tutte le motivazioni che appartengono alla sua specie, ma ogni razza avrà un volume diverso di ogni motivazione che occuperà uno spazio differente a livello neurologico, dando l'impronta a caratteristiche diverse.
Questo perchè sotto il profilo neurobiologico la motivazione è un set neurale di attivazione a cascata: quando si accende una motivazione il soggetto sviluppa quelle particolari sinapsi a scapito di altre.
Le motivazioni non possono nè essere aggiunte nè tanto meno tolte, possono solo essere modificate in volume di neuroni e in modalità espressiva.
Come dicevamo sopra bisogna che il soggetto impari ad esprimere le proprie motivazioni di razza in modo adeguato, quindi indirizzandole sui target corretti, in modo da non risultare frustranti ma appaganti!
Se abbiamo a casa con noi un rottweiler che ama mordere e fare la guardia, dovremmo insegnargli adeguatamente quali saranno i partner sociali della sua vita perchè possa vivere serenamente in mezzo a noi dirigendo le sue motivazioni di razza verso target corretti.
Le teorie psico energetiche vedevano le motivazioni come energie in eccesso da dover sfogare, mentre la teoria cognitivista reputa che siano tendenze pro-attive del soggetto che fa le sue individuali proposte al mondo.

Ogni educatore o addestratore deve quindi tener conto che tutte le attività proposte ad un cane avranno maggior efficacia se realizzate attraverso il consenso motivazionale.
se il soggetto svolge un'attività senza il consenso della motivazione si trova in uno stato di "conazione"e sicuramente non potremmo attenderci risultati permanenti di quell'esercizio.
Infatti abbiamo la voglia di riproporre un comportamento solo quando siamo in una condizione di agio e benessere.
Faccio l'esempio del mio Uri.
Lo stesso esercizio di "terra" è eseguito più volentieri, in modo più energico e costante se la gratifica arriva dal gioco e non dal cibo.

Vediamo alcuni esempi di motivazione.

  • Possessiva: mantenere il possesso di un oggetto o di uno spazio;
  • Predatoria: volgere la propria attenzione verso soggetti o oggetti in movimento più piccoli per poterli raggiungere;
  • Territoriale: difendere uno spazio ampio o un ambiente circostante;
  • Competitiva: confrontarsi o gareggiare con un compagno;



  • Perlustrativa: esplorare un ambiente;
  • Esplorativa: analizzare un oggetto nel dettaglio;
  • Di ricerca: cercare oggetti nascosti;
  • Somestesica: esplorare il proprio corpo;
  • Cinestesica: fare movimento, correre, saltare;


  • Comunicativa: esprimere uno stato o indicare qualcosa;
  • Collaborativa: fare un'attività col partner sociale, concertarsi a un'attività di gruppo;
  • Affiliativa: far parte di un gruppo ristretto;
  • Sociale: partecipare alle attività di un gruppo;
  • Epimeletica ed et-epimeletica: prendersi cura o lasciarsi prendere cura.
Volete sapere quale razza fa al caso vostro per esigenze reciproche?
Leggete Come scegliere la razza giusta per noi oppure chiamatemi senza impegno allo 3339883231 per due chiacchere

mercoledì 10 gennaio 2018

Insegna al cane il rifiuto del boccone in 4 semplici passaggi


malinois cucciolo
Il parco è un momento di svago e relax,
 cane sempre coi proprietari sotto controllo


Desiderio principale di ogni proprietario è tutelare la salute del proprio amico a 4 zampe.

Il secondo desiderio è proteggerlo anche dai possibili incontri con bocconi avvelenati. 




Ti spiego cosa puoi fare per tutelare il tuo cane.


Io ho adottato questo metodo:

1. insegna al cane fin da cucciolo il comando "no"

2. insegnagli a segnalare se trova qualche cosa in terra

3. insegnagli la discriminazione olfattiva: deve raccogliere solo quello che ha odore del proprietario

4. insegnagli con l'aiuto di collaboratori il rifiuto del cibo da altri 

Vediamo come fare nella pratica: primo passaggio


- Parti per prima cosa col comando "no" che userai solo in questa circostanza per il rifiuto del cibo e indicherà: "non mangiare niente"

- Lavora sempre cercando di non far sbagliare il tuo cane, all' inizio è consigliato l' aiuto del guinzaglio

- Scegli un ambiente adeguato, come può essere la tranquillità della casa di modo che non ci siano troppe distrazioni e il cane risulti ben concentrato su ciò che gli stiamo proponendo

- Scegli di partire da cibo poco invitante che sarà quello da rifiutare e tieni in mano qualcosa molto buono come premio

- Imposta lo scambio: se rifiuti quello a terra ti darò quello più buono

Ricordati che hai tu sempre le cose migliori


Una volta che il cane avrà associato alla parola "no" il comportamento corretto passa in ambiente esterno a casa aumentando le difficoltà degli stimoli presenti, la distanza da te e la qualità del cibo che dovrà rifiutare.


Secondo passaggio: posizione di segnalazione


- Insegna al cane una posizione a scelta tra in piedi, seduto o a terra, che dovrà assumere quando troverà cibo lungo il suo cammino (passeggiata o anche giardino)

- Osserva bene il tuo cane per capire quale tra le tre posizioni preferisca, oppure utilizza quella di terra, perché è molto più marcata ai tuoi occhi come comportamento rispetto alle altre.
Anche in questo caso inizia l' insegnamento di base in ambiente tranquillo per evitare distrazioni

- Tieni una scatolina chiusa a cui praticherai dei fori per lasciare uscire il profumo del cibo, che in questo caso sarà il più appetitoso possibile, ma evita che il cane possa inghiottirlo

- Prendi in mano la scatolina e nel mentre l' appoggi sul pavimento dai il comando "terra" (se è quello che hai scelto)

- Quando il cane è a terra metti la scatolina sul pavimento davanti a lui e premia dalle tue mani con cibo, lodalo con la voce

Non aprire mai la scatola!

Stai premiando il fatto che resti a terra, guardando la scatola stracolma di cibo.

Quando hai ben accertato questo comportamento, fai un TOTE (text operation text exit) senza scatolina per verificare che effettivamente il cane abbia imparato a segnalare cibo "straniero" MA senza mangiarlo.

Terzo passaggio discriminazione olfattiva


Da impostare sempre con le scatoline chiuse forate come prima
L'unica differenza è che in questo caso il cane riceverà cibo soltanto associato al TUO odore.

Impostare l' esercizio in due modi:

1. fai toccare qualche scatolina da altri (che non abitano con voi) e quindi premia il cane soltanto quando sceglie quella intrisa del tuo odore

oppure 

2. tocca solo la scatola che ti servirà per premiare, mentre posiziona le altre prendendole con la pinza da cucina così non avranno nessun odore

Questo è un esercizio che risulta molto utile per rafforzare il punto precedente di segnalazione.

La discriminazione olfattiva aiuta il cane a fare chiarezza in tutti gli altri esercizi perché rafforza il concetto che soltanto dal proprietario deve ricevere il cibo.

Quarto passaggio: hai bisogno di un gruppo


Aiutati con qualcuno che ti faccia da esca per concludere gli apprendimenti sul rifiuto del cibo da estranei.

Ci saranno persone sparse nel campo di lavoro che chiameranno appositamente.
Il tuo cane dovrà essere in grado di rifiutare ogni leccornia che gli altri gli offriranno.

In base all' età del cane, al grado di esperienza, all'auto- controllo che ha e al tipo di insegnamenti svolti puoi decidere se procedere al guinzaglio oppure anche libero.

Personalmente preferisco sempre partire al guinzaglio, perché aiuto il cane a non sbagliare e posso premiarlo in modo molto più rapido.
Una volta che il cane ha capito cosa voglio passo a ripetere lo stesso tipo di esercitazione in libertà.

Ricordati di non avere fretta e di procedere step by step in base alle risposte che ottieni dal tuo amico a 4 zampe.

Meglio qualche settimana in più ma cementa bene l'esercizio.


Se non sei sicuro di come stai impostando le cose, fatti aiutare da un buon professionista.

Grazie per aver letto fino a qui. Lasciami un commento con la tua esperienza.
Oppure contattami per qualsiasi informazione.


Conclusione 

Questo post non è solo una riflessione sulla responsabilità e l’educazione cinofila, ma un esempio di come il marketing narrativo possa essere usato per affrontare temi importanti e coinvolgere il proprio pubblico. 

Raccontare storie autentiche e affrontare argomenti che toccano le emozioni delle persone è una strategia potente per chi opera nel mondo cinofilo, sia che si tratti di educatori, allevatori o operatori di strutture dedicate ai cani.

Se hai trovato utile questo spunto, sentiti libero di prendere ispirazione per il tuo blog o i tuoi post social. 

Ricorda, però, che ogni attività è unica, e personalizzare il messaggio per il tuo pubblico specifico può fare la differenza.

Per idee su misura o strategie più specifiche per la tua situazione, contattami subito! 

Sarò felice di aiutarti a costruire una comunicazione efficace e autentica, che rispecchi i valori della tua attività. E, se decidi di condividere il tuo contenuto ispirato a questo post, sarebbe carino citare la fonte: far sapere da dove nasce l’ispirazione è un gesto di rispetto e arricchisce il dialogo nella community cinofila.

Iscriviti a questo blog per tutti gli aggiornamenti.


sabato 23 dicembre 2017

Natale senza un dono: quando la scuola entra troppo in casa

È arrivato Natale, ma sotto l'albero manca un dono.

Quest’anno, sotto l’albero, per la prima volta, manca un regalo.

Ho seguito il consiglio delle maestre.
Un gesto forte, hanno detto.
Un segnale chiaro.
Per fargli capire che così non va bene: che non può continuare a comportarsi così male in classe.

Suo padre ed io siamo genitori affettuosi.
Di quelli che abbracciano, che parlano, che cercano di capire.
E oggi ci ritroviamo a fare qualcosa che non ci assomiglia.
Ci ritroviamo a fare differenze all'interno del nostro nucleo famigliare: regali per tutti, tranne per uno di noi.

Mi sento male. Preoccupata che questo gesto lasci il segno giusto e non una ferita da rimarginare.

Continuo a ripetermi che è per il suo bene.
Che serve a fargli capire.
Che è educativo. 
Perchè questo mi è stato raccontato. 

Ma dentro di me c’è una frattura, dalla quale inizia a farsi spazio un dubbio: da quando la scuola può entrare nelle scelte educative famigliari così prepotentemente?

Da quando, un gruppo di insegnanti elementari può decidere sui festeggiamenti natalizi di una famiglia?

Guardo le luci, le vetrine, i bambini con i pacchetti in mano e penso: come reagirà? cosa capirà davvero?

Capirà che deve impegnarsi di più? O capirà solo che ha deluso tutti?

Capirà la regola di come deve comportarsi in classe o sentirà soltanto di non meritare neanche un regalo di Natale?

A scuola dicono che è sempre distratto. Che non sta fermo. Che parla sulla voce senza aspettare il suo turno.
Che disturba. Che non segue. Che non legge e scrive come gli altri, ma che è tanto intelligente.

A casa io vedo un Piccolosoul stanco. Arrabbiato. Che si chiude. Che non vuole parlare delle cose che fa a scuola. Che fa tanta fatica a ricordare lettere e numeri. Che si siede volentieri, ma dopo poco la curiosità lo spinge ad alzarsi. Va e poi torna sul suo compito e la storia si ripete.

E per questo, loro, mi hanno detto di adottare questa punizione.
Ma questo gesto pesa: oggi, invece di proteggerlo, sto facendo qualcosa che mi fa sentire lontana da lui.

Non ho comprato quel pacchetto: la scuola è arrivata in casa e l'unica speranza che ho è che abbia ragione.
Perchè altrimenti quel peso che sento sul cuore, sarà stato vano.

Forse altri genitori mi capiranno.
Quelli che escono da scuola con il nodo in gola.
Quelli che si fidano degli adulti “competenti” anche quando qualcosa dentro dice no.
Quelli che vorrebbero solo fare la cosa giusta, ma non sanno più quale sia.

Oggi sono una madre che obbedisce, ma non una madre convinta.

E mentre preparo il Natale, una domanda continua a bussare forte:

quando un bambino fa fatica a scuola, cosa è giusto fare?

mercoledì 20 dicembre 2017

Natale senza doni per tutti: consigli da scuola.

Consiglio delle insegnanti: niente regalo di Natale per Piccolosoul


Come tutti i giorni, sono andata a scuola a prendere Piccolosoul.

Ma oggi sono uscita da scuola con un peso sullo stomaco.

Le insegnanti mi hanno preso da parte, mi hanno chiesto di aspettare che tutti i bambini fossero riconsegnati alle loro famiglie, perchè volevano parlare con me di una cosa molto importante.

Guardavo quei genitori felici di andare a scuola a prendere i loro figli.

E dentro di me qualcosa si rompeva.

Poi mi sono guardata la mano, che stringeva quella dolce manina così calda e tenera, che subito i miei pensieri si sono volati via.

Siamo stati chiamati dalle insegnanti, che dopo un discorso lunghissimo e confuso sul sistema delle punizioni e dei rinforzi positivi, mi hanno consigliato di fare un gesto forte, molto forte, per far capire al mio Piccolosoul di sette anni, che il suo comportamento in classe così non va bene. 

“Un segnale chiaro”, hanno detto. 

“Niente regalo di Natale. Così capisce che come genitori non siete contenti.”

Natale. La parola mi rimbomba in testa mentre torno a casa.

Mi guardo intorno e mi chiedo quando abbiamo deciso che l’amore può essere sospeso per insegnare qualcosa. Quando abbiamo iniziato a pensare che togliere, privare, punire sia l’unico linguaggio comprensibile per un bambino.

Lui, non è cattivo. Non è maleducato. Non è menefreghista.

È confuso. È stanco. È spesso altrove, come se il mondo che gli chiediamo di abitare andasse troppo veloce per lui.

E io dovrei punirlo per questo?

Dovrei dirgli, proprio a Natale, che non merita un dono. Che il suo valore passa attraverso il suo comportamento. Che l’approvazione degli adulti è condizionata.

Mi dicono che le punizioni servono. Che senza conseguenze i bambini non imparano. Che devo essere più dura.

Ma dentro di me qualcosa resiste. Una voce piccola, ma insistente, che mi chiede: e se invece stesse chiedendo aiuto?

E se il problema non fosse lui, ma il modo in cui stiamo guardando la sua fatica? E se togliere non insegnasse nulla, se non la paura di sbagliare?

Non ho risposte oggi. Ho solo domande scomode.

So solo che nemmeno alla scuola di cinofilia mi hanno insegnato a punire i cani.

Oggi non so ancora come andrà a finire. So solo che questa richiesta mi ha fatto male. E che, da qualche parte dentro di me, sento che così non può essere l’unico modo.


lunedì 6 novembre 2017

Difficoltà scolastiche: inizio a scrivere

Ci sono momenti in cui scrivere non è una scelta, ma una necessità.

Per me è sempre stato così e oggi più che mai.
Ho le idee confuse, i sentimenti sconquassati e scrivere mi aiuta a mettere ordine a tutto ciò che sento.
E che mi ferisce nell'animo.


La scuola che frequenta uno dei miei figli, non riesce a dare un nome a tutto ciò che ci sta succedendo.
E invece io ho ne bisogno.
Ogni giorno che passa, vedo accumularsi la rabbia dettata dalla frustrazione di non riuscire, vedo crescere il senso di inadeguatezza di chi non rientra in uno "standard" di apprendimento.
Mi sento impotente.
Anche se so, che studiando potrò trovare le risposte che mi servono.
So che in quel esatto momento in cui troverò le risposte, tutti i tasselli di questo puzzle scomposto andranno al loro posto.
Ma intanto scrivo: per ricordare e per non perdere i pezzi. 
Scrivere è diventato il mio modo per fermarmi, osservare e restituire senso.
Non per trovare soluzioni magiche, ma per costruire strategie possibili, sostenibili, umane.
Ormai questo blog non potrà più essere solo un diario di una cinofila che racconta le proprie esperienze professionali e il proprio punto di vista sulla relazione uomo-cane.
È destinato a diventare uno spazio di riflessione sulla scuola, sull’apprendimento e sui bisogni educativi che emergono quando le persone non riescono a stare dentro schemi troppo stretti.

Ma per prima cosa, devo conoscere i due lati della stessa medaglia: quali sono questi schemi "normali"?
e come si sta dentro a questi schemi?

Al momento, l'unica cosa che mi sento ripetere dalle insegnanti è questa: "signora, non sono rispettati standard di apprendimento"

Ma cosa vorrà mai dire?
Piccolosoul (nome di fantasia) parla, colora, esprime le sue emozioni e riconosce quelle altrui.
Anzi: è decisamente sensibile, veloce ad analizzare la situazione circostante, sorridente ed allegro.

O forse dovrei dire: prima di iniziare la scuola era così.
Ora si arrabbia facilmente e non vuole più raccontare quello che gli succede nella giornata.
Non vuole più inventare le storie insieme e stare abbracciato a guardare i cartoni animati.

Eppure la scuola è bella: qui a casa tutti crediamo nel valore dello studio, degli amici che si possono incontrare in classe, delle straordinarie opportunità che l'apprendimento può offrire.

Questo cambiamento fa male a una madre.
Ed è questo che mi spinge a tirar fuori il mio lato "docente" sempre più a gran voce: per conoscere strade che possono essere utili a fornire spiegazioni.

Non per insegnare “come si fa”, ma per scoprire ciò di cui ha bisogno il mio Piccolosoul ed altri come lui, per stare bene a scuola.

La relazione con l'Altro, ci spinge sempre a trovare la nostra versione migliore.


domenica 15 ottobre 2017

Inizio di giorni drammatici alla scuola elementare.

Siamo soltanto all'inizio della seconda elementare: la strada verso la fine dell'obbligo scolastico si prospetta lunga, tortuosa e difficile.

Ma cosa sta succedendo?

I primi giorni in classe sono stati un vero dramma.

Non voglio dire il nome del mio bambino, perchè penso che potrebbe succedere a qualsiasi bambino.
Anzi no. E' tutto così strano e terribile, che spero proprio non debba succedere a nessuno.

Chiamiamo il protagonista di questa triste faccenda PiccoloSoul.

Allora, il nostro PiccoloSoul non riesce a stare fermo al banco per tutte le ore di scuola, non riesce a stare concentrato e aihmè disturba e chiacchiera.

Riferiscono le maestre, che ogni attività sembra diventare una battaglia: sedersi, ascoltare, seguire le consegne, stare in silenzio.

Tutte le attività scolastiche tranne collaborare coi compagni o col personale scolastico: in quei momenti il PiccoloSoul si concentra e presta attenzione.

Tuttavia, a seguito delle lamentele delle insegnanti, le punizioni si susseguono senza sosta. 

Ma come se non bastasse l'atmosfera pesante in classe, il PiccoloSoul, torna a casa frustrato, arrabbiato e chiuso in un silenzio che non avevamo mai visto prima in famiglia.

Ancora non sa leggere le letterine e non sa scrivere.

Siamo preoccupati a casa, ogni volta che proviamo a capire cosa non va, il muro di frustrazione sembra diventare insormontabile. Ogni pomeriggio è un’esperienza difficile, piena di urla trattenute, lacrime e sconforto.

Non sappiamo che cosa si nasconda dietro tutto questo malessere. 

Quali ragioni profonde si nascondano dentro a questo piccolo e meraviglioso alunno. Tutto quello che vediamo è un bambino arrabbiato, stanco e scoraggiato.

La scuola non ha soluzioni e dentro di noi crescono timore e angoscia: come possiamo aiutarlo a stare meglio? 

Questi giorni ci stanno segnando profondamente come famiglia. Ma per certo sappiamo una cosa: non smetteremo mai smesso di cercare la strada giusta per lui.

domenica 10 settembre 2017

Il primo giorno di scuola si avvicina: tra gioie e dubbi

Ormai ci siamo: il primo giorno di scuola sta per arrivare.

Tra gioia, dubbi e insicurezza, quel giorno magico, arriverà comunque.
L'inizio della scuola elementare è sempre un momento di forte tensione emotiva all'interno di ogni famiglia.
Credo che sia difficile che passi inosservato.
Si piange di felicità nel vedere i propri figli crescere: quel giorno rappresenta quasi il primo ingresso ufficiale nella società.
Ed ogni genitore spera che sia un momento indimenticabile, che vada tutto bene.

Verso la fine dell'estate abbiamo scelto lo zainetto, molto grande per una schiena così piccola.
Abbiamo scelto i quaderni con i supereroi preferiti, che lo accompagneranno durante quelle giornate intense tipiche del primo anno scolastico.
Abbiamo comprato anche un bellissimo astuccio pieno di matite colorate e di pennarelli, perchè sicuramente alla scuola elementare coloreranno tanto.
Quando è nella sua cameretta l'ho visto che inizia a prendere confidenza con quei materiali nuovi e ancora privi di significato.
Disfa e rifà lo zaino per iniziare a sentirlo sulle spalle, per vedere se può metterci dentro il suo camioncino preferito.
E la domanda arriva chirurgica: "Come faccio a portare il trattore blu e il camion dei pompieri se dentro ci sono tutti questi libri e quaderni?"

Sento una gioia piena, quasi fisica.
È uno di quei momenti che pensi: è un inizio vero.
Sorride, fa domande, osserva tutto, ha quella luce negli occhi che hanno i bambini quando il mondo è ancora una promessa.

Mentre lo osservo giocare con i materiali della scuola, come è giusto che sia per conoscerli, spero che andrà tutto bene.
Perchè è solare, sensibile, pieno di energie, ride forte, piange forte, vive forte.
Ha bisogno di muoversi, di parlare, di toccare, di capire.
È curioso, empatico, intensamente vivo.
Deve andare tutto bene.

Eppure, dentro di me, si affaccia un dubbio leggero, quasi impercettibile.

Un pensiero che scaccio subito, ma che resta lì, come una nota stonata in sottofondo.
E se fosse troppo?
Troppo vivace.
Troppo sensibile.
Troppo emotivo per una scuola che chiede di stare seduti, zitti, composti per tutte quelle ore.

Mi dico che sto esagerando.
Che è solo l’emozione di una madre.

Che la scuola saprà accoglierlo, capirlo, valorizzarlo.


Perché come si fa a non accogliere un bambino così?
Come si fa a non vedere la bellezza della sua energia?
Lo abbraccio forte e gli dico che sta per iniziare un'avventura meravigliosa. 
Dentro di me scelgo di fidarmi.
Della scuola.
Degli adulti.
Del fatto che il suo modo di essere troverà spazio.
Oggi è solo gioia.
Il resto… non lo so ancora.