Tutto è iniziato con Dorian e la scoperta della forza dell’integrazione. Dopo anni di ricerca, ho trovato una soluzione di qualità che ha cambiato il mio approccio al benessere. Ma non basta avere un buon prodotto: serve anche saperlo comunicare. Oggi aiuto chi vuole trasformare la propria passione in un’opportunità concreta, con strategie di comunicazione efficaci e autentiche. Vuoi imparare anche tu? Iscriviti alla newsletter e scopri i miei consigli!
lunedì 13 agosto 2012
mercoledì 25 luglio 2012
La MOBILITY-dog: cos'è?
La Mobility-dog è una disciplina non agonistica e non competitiva, idonea a tutti le coppie pet-partner, cioè cane/proprietario.
E' nata in Svizzera negli anni 90' e si è diffusa rapidamente perchè è un ottimo strumento per migliorare la relazione, abbassare lo stress nel cane e migliorare l'integrazione del cane nella società.
Affrontare insieme dei piccoli ostacoli ha un forte valenza positiva sulla coppia: migliora l'affiatamento, la fiducia e aumenta le capacità comunicative dei due.
L'obbiettivo fondamentale della Mobility è una diffusione sempre maggiore di una diversa cultura cinofila e di una diversa interpretazione della relazione col proprio cane, che non è più una macchina programmabile che segue dei comandi e nemmeno un povero bimbo indifeso; ma il cane è un individuo con delle caratteristiche ben precise che entra sempre e costantemente in relazione con noi e col mondo nel quale è immerso.
Facciamo un esempio, una delle prove è l' "ombrello", la cui prova consiste nell'aprire e chiudere un ombrello senza ovviamente minacciare il cane o metterlo sotto pressione per forza. Semplicemente il conduttore apre e chiude un ombrello e il cane deve saper dimostrare di non temere l'oggetto, perchè vivere nella nostra società comporta anche questo tipo di conoscenza: quando piove noi li usiamo!
Un altro ostacolo è l' "ondulex", la cui prova consiste nel camminare su un pannello di materiale ondulato per circa 2 metri e anche qui il cane deve saper dimostrare di non avere paura delle diverse superfici che potrebbe incontrare sul suo cammino.
Le prove in totale sono 18 e comprendono superfici diverse, ostacoli in aria (salti) e a terra, ostacoli anche in movimenti come il carretto e l'altalena.
La cosa bella è che in manifestazioni di questo tipo, o anche durante le semplici dimostrazioni, non c'è mai la tensione che si respira nelle altre competizioni.
In queste giornate dedicate alla Mobility i proprietari scoprono lati inaspettati nei loro cani ed anche i cani guardano con un occhio diverso il loro umano al fianco!
Sarà possibile partecipare nei pomeriggi dalle 16h alle 20h nei giorni del 4 e 5 agosto 2012 ad alcuni ostacoli che fanno parte del percorso di Mobility.
Tutti i proprietari sono calorosamente invitati con i loro cani per provare gratuitamente che cosa si può fare insieme al proprio amico a 4 zampe!
Sono molto felice che il Comune di Fornovo, la Proloco e il direttore veterinario della Ausl mi abbiano dato questa esclusiva ed importante occasione per portare in giro il sapore della nuova cultura cinofila. Sono molto entusiasta di poter far provare a tutti coloro che vorranno e potranno partecipare quanto è bello e piacevole stare col proprio cane e fare insieme tante esperienze.
Spero che ci sia una buona risposta da parte della cittadinanza e che la notizia possa espandersi per aumentare sempre di più il volume di coloro che vedono nel loro cane una relazione, un'esperienza da vivere, un collaboratore e non più il limite, il problema, l'inconveniente o la macchina perfetta che esegue tutto su ordinazione....
E' nata in Svizzera negli anni 90' e si è diffusa rapidamente perchè è un ottimo strumento per migliorare la relazione, abbassare lo stress nel cane e migliorare l'integrazione del cane nella società.
Affrontare insieme dei piccoli ostacoli ha un forte valenza positiva sulla coppia: migliora l'affiatamento, la fiducia e aumenta le capacità comunicative dei due.
L'obbiettivo fondamentale della Mobility è una diffusione sempre maggiore di una diversa cultura cinofila e di una diversa interpretazione della relazione col proprio cane, che non è più una macchina programmabile che segue dei comandi e nemmeno un povero bimbo indifeso; ma il cane è un individuo con delle caratteristiche ben precise che entra sempre e costantemente in relazione con noi e col mondo nel quale è immerso.
Facciamo un esempio, una delle prove è l' "ombrello", la cui prova consiste nell'aprire e chiudere un ombrello senza ovviamente minacciare il cane o metterlo sotto pressione per forza. Semplicemente il conduttore apre e chiude un ombrello e il cane deve saper dimostrare di non temere l'oggetto, perchè vivere nella nostra società comporta anche questo tipo di conoscenza: quando piove noi li usiamo!
Un altro ostacolo è l' "ondulex", la cui prova consiste nel camminare su un pannello di materiale ondulato per circa 2 metri e anche qui il cane deve saper dimostrare di non avere paura delle diverse superfici che potrebbe incontrare sul suo cammino.
Le prove in totale sono 18 e comprendono superfici diverse, ostacoli in aria (salti) e a terra, ostacoli anche in movimenti come il carretto e l'altalena.
La cosa bella è che in manifestazioni di questo tipo, o anche durante le semplici dimostrazioni, non c'è mai la tensione che si respira nelle altre competizioni.
In queste giornate dedicate alla Mobility i proprietari scoprono lati inaspettati nei loro cani ed anche i cani guardano con un occhio diverso il loro umano al fianco!
Sarà possibile partecipare nei pomeriggi dalle 16h alle 20h nei giorni del 4 e 5 agosto 2012 ad alcuni ostacoli che fanno parte del percorso di Mobility.
Tutti i proprietari sono calorosamente invitati con i loro cani per provare gratuitamente che cosa si può fare insieme al proprio amico a 4 zampe!
Sono molto felice che il Comune di Fornovo, la Proloco e il direttore veterinario della Ausl mi abbiano dato questa esclusiva ed importante occasione per portare in giro il sapore della nuova cultura cinofila. Sono molto entusiasta di poter far provare a tutti coloro che vorranno e potranno partecipare quanto è bello e piacevole stare col proprio cane e fare insieme tante esperienze.
Spero che ci sia una buona risposta da parte della cittadinanza e che la notizia possa espandersi per aumentare sempre di più il volume di coloro che vedono nel loro cane una relazione, un'esperienza da vivere, un collaboratore e non più il limite, il problema, l'inconveniente o la macchina perfetta che esegue tutto su ordinazione....
giovedì 12 luglio 2012
Un giovane labrador
Il caso classico per l'educatore: un giovane Labrador, esuberante, livello di attivazione emozionale piuttosto alto, scarsa capacità di autocontrollo e soprattutto, cosa assolutamente da non sottovalutare, scarsa possibilità di fare esperienze. Questo ovviamente non faceva che aumentare la sua eccitazione ed eccitabilità nei confronti delle nuove situazioni.
Purtroppo, come spesse volte accade, era stato scelto in base a voci "di corridoio", che descrivono questa razza come se fosse il cane per antonomasia: il Labrador è quasi l'icona simbolo del cane, forse insieme al Border Collie....
Quindi, nessuno aveva informato i giovani proprietari che da cucciolo non è semplice gestirlo, che crescere un Labrador richiede tanta pazienza, tanta calma e anche la capacità di gestire la propria frustrazione, perchè spesso si ha l'impressione che non maturino mai....
Una delle prime attività ha riguardato la gestione della ciotola della pappa da parte dei proprietari, per aiutare il cane ad acquisire i primi auto-controlli davanti a situazioni molto attraenti e soprattutto ho scelto di partire dalla cosa che più lo interessava perchè davanti a delle difficoltà nuove, il cane tendeva a chiudersi senza neanche provare a risolvere un piccolo problema.
Un altro compito che ho subito dato ai proprietari è stato quello di portare a passeggio il cane il più possibile e di annotare tutte le nuove esperienze vissute: il bar, l'automobile, il centro, il paese, il fiume... di modo che rimanesse una specie di cronaca di tutto ciò che facevano insieme.
Soprattutto ci siamo applicati per fargli conoscere altri cani e per fargli fare delle buone esperienze di socializzazione, che ormai abbiamo capito che non è solo gioco....
Abbiamo cercato di lavorare il più possibile fuori da casa e in un contesto urbano, per facilitare la gestione delle emozioni da parte del cane.
Infatti è importante saper riconoscere l'emozione che si scatena davanti ad un evento o contesto, come è altrettanto importante saper gestire quello che si prova, di modo che l'emozione si trasformi in sentimento e dia spazio ad una manifestazione comportamentale adeguata.
Spesse volte sembra che il cane sia fuori controllo, abbia perso la testa e non riesca più a ragionare su quello che deve fare e molto spesso è colpa delle emozioni che annebbiano la capacità di riflettere nelle circostanze.
Spesse volte è colpa dell'inesperienza e niente altro.
Soprattutto in soggetti facilmente eccitabili a causa dell'eccessiva voglia di relazionarsi e socializzare con l'esterno, è consigliabile all'interno del percorso educativo inserire tante esperienze in esterno a casa, perchè il cane possa vivere gli avvenimenti NON come se fossero fuori dall'ordinario.
Lo Shiba-inu
LO SHIBA-INU
Un paio di giorni fa, sono stata contattata da una famiglia che ha a casa un giovane di circa 20 mesi di Shiba inu.
A vederlo sembra un Akita inu in piccolo: identico nella morfologia, ma caratterialmente molto più attivo e dinamico.
Al di là di quello che è la sua problematica, quello che salta subito all'occhio e che colpisce chi è attento ad osservare il comportamento dei cani, è la sua straordinaria capacità comunicativa.
Anche altre razze riescono ad esprimere molto bene intenzioni e segnali, ma questo sembrava proprio fare dei "discorsi" ben organizzati e chiari.
I manuali sulle razze riportano che sia una "razza primitiva", quello che fondamentalmente vuol dire è che ha saputo mantenere nonostante la domesticazione tutte le sue caratteristiche etologiche.
Quindi: grandi abilità comunicative mature, che vuol dire che non è come siamo abituati a vedere di quei cani che piange perchè vuole la coccola, ma è di quelli che hanno rispetto per le distanze, di quei cani che per determinare il possesso di un oggetto guardano quanto è lontano dall'interlocutore; è di quei cani che si ritraggono se non reputano che sia il momento della carezza, leccano il naso per cercare di essere ancora più chiari ed infine passano far vedere i denti se l'altro non capisce di fermarsi.
E' uno di quei cani che non lascia niente al caso: la traiettoria è ben studiata, la velocità e il tipo di approccio sono sempre calcolati in base a quello che il cane vuole esprimere.
La difficoltà più grande per i proprietari è riuscire ad entrare in quest'ottica: questo cane ha bisogno per vivere serenamente in famiglia che la sua comunicazione sia accettata, capita e interloquita.
Nel giugno 2013, un' altra famiglia mi ha contatta con un giovincello adolescente di questa razza, ma non lamentavano morsi o aggressioni, piuttosto volevano imparare come comunicare correttamente col proprio cane, perchè si erano resi conto che altrimenti non potevano nè gestirlo nè tanto meno insegnargli niente.
Il contesto di vita completamente differente rispetto al primo soggetto (un contesto decisamente più aperto agli estranei) non aveva fatto sì che si sviluppasse l'eccesso di protezione nei confronti dello spazio come nel primo caso.
Rimane la diffidenza nei confronti dell'estraneo, che però non fa scattare la protezione data la grande socializzazione secondaria.
Inoltre i proprietari, anche se con qualche esitazione iniziale, hanno provato in varie occasioni a lasciare il cane libero dal guinzaglio anche in mezzo alla gente e questo ha fatto sì che il cane trovandosi da solo anche in situazioni difficili potesse valutare quanto fosse invece importante il ruolo guida dei pet-owners.
Devo dire che quello che ha aiutato e che aiuta tutt'oggi ancora molto questo secondo soggetto è la grande sensibilità della sua proprietaria, che anche senza parlare un "caninese" da manuale è riuscita e riesce a capire le esigenze del suo cane e riesce oggi, grazie a qualche concetto basilare di espressione della comunicazione non verbale che abbiamo visto insieme, a farsi capire dal suo piccolo grande samurai..........
domenica 1 luglio 2012
Il cane tutor
In questi giorni mi sono messa a riflettere seriamente sulla mia professione e soprattutto sul come la svolgo e su come tanti altri colleghi la svolgono. Molti tra educatori ed istruttori si avvalgono dell'appoggio del proprio cane: il detto "cane bianco" o "cane tutor", ma cosa vuol dire?
E' un assistente e un validissimo aiuto in tante situazioni dove solo un cane può arrivare, ad esempio nei casi di cani con comportamenti aggressivi verso gli altri cani, in soggetti con fobie o timori, in casi di deprivazione....insomma in tutte quelle situazioni dove si vuole agire secondo l'apprendimento per mimesi o per referenza. Vuol dire che il nostro cane ci aiuta a fare da tramite di quello che si vuole insegnare all'altro cane che viene seguito in terapia, è come una specie di terapia assistita dal pet sul pet....
La mia riflessione allora va in questa direzione: perchè non esiste una tutela per questo tipo di attività? perchè la legge, l'ordinanza Mrtini del 2009 non difendono l'operato di questi cani? e soprattutto perchè la figura dell'istruttore che sta accanto a questi cani non viene tutelata e tanto meno valorizzata?
Sono di parte e non sono credibile? forse, ma più che altro sono consapevole di questa problematica, che è una reale difficoltà per chi lavora secondo questa modalità.
ma leggendo attentamente la detta ordinanza mi è sembrato di poter scorgere uno spiraglio: all'articolo 5 si nominano le categorie che non sono soggette al giudizio secondo questi parametri e si scorge uno spiraglio dove si nomina una categoria generica di cani "lavoratori" nominati e riconosciuti dalla regione o dal comune.
La riflessione viene spontanea: come si fa ad essere inseriti in quella categoria?
Ancora sto pensando, ma è una cosa alla quale non sono disposta a rinunciare tanto facilmente, quale? bhè ovviamente a quella categoria tanto misteriosa ma che lascia aperte tante possibilità per chi lavora nel settore.......http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_primopianoNuovo_224_documenti_itemDocumenti_0_fileDocumento.pdf
lunedì 18 giugno 2012
L'APPROCCIO COGNITIVO
Oggi ho ricevuto la mail di una "futura" collega ed amica, che mi esprimeva la sua riflessione sulla fase di meta-apprendimento del suo cane.
Innanzi tutto cerchiamo di capire cosa sia il meta-apprendimento: possiamo riassumere dicendo che è la capacità di imparare ad imparare.
Ancora meglio, utilizziamo il termine coniato dall'antropologo Bateson Gregory: deutero-apprendimento. Bateson si è dedicato allo studio della pragmatica della comunicazione umana, oltrepassando i limiti della discplina stessa per dedicarsi allo studio della psiche e dei processi di interazione sociale. Il risultato da lui ottenuto e il termine coniato indicano il cambiamento nel processo di apprendimento. Dal punto di vista relazionale, Bateson ha osservato la capacità di adattare il proprio comportamento organizzandolo in base al gruppo nel quale si è inseriti.
Il meta-apprendimento è la capacità di organizzare il proprio processo di apprendimento, è la capacità di manipolare i propri schemi mentali.
Noi istruttori SIUA seguendo la metodologia dell'approccio cognitivo, diamo ai nostri cani ma anche a quelli dei nostri clienti questo tipo di bagaglio esperienziale.
allora la riflessione della mia quasi collega era sul fatto che può capitare che il cane esca dalla fase di apprendimento ed entri in quella del meta-apprendimento senza che noi ce ne rendiamo conto, ma soprattutto senza che i proprietari se ne accorgano e cosa può succedere?
A mio avviso un bravo istruttore sa riconoscere quel momento e quindi sa aiutare la coppia cane/proprietario adeguatamente, ma secondo possono nascere delle difficoltà se l'istruttore non è consapevole di quello che sta succedendo. Ecco perchè mi fanno arrabbiare quelli che credono che essere educatori-cognitivi sia dare il premietto, sia applicare le schede al momento giusto e sia non dare una patacca al cane!
L'approccio cognitivo è molto di più: è la consapevolezza di avere a che fare con dei soggetti viventi, mutabili e altamente sociali! non si può pensare che il cane sia ben educato perchè esegue delle istruzioni che ha imparato, perchè è equilibrato e ben socializzato.
Questa è una parte del lavoro educativo, è quella parte che tiene presente l'adattamento del cane nella società e quindi anche un pò del nostro vivere comodo.
Mai poi c'è l'altra componente: quella riguarda esclusivamente la mente del cane e questa un bravo educatore non se la può scordare mai! bisogna sempre tenere presente cosa vuole dire il MOMENTO in cui insegno qualche cosa. Cosa vuole dire nel qui ed ora, nella testa di quel cane, insegnargli il seduto?
Il comando di seduto è forse quello più banale, quello che quasi tutti i proprietari insegnano anche senza il bisogno di un professionista, ma che significato ha per il soggetto che ho davanti in quella precisa circostanza?
Questo è il vero approccio cognitivo e per fare questo occorre empatia, spirito d'osservazione, esperienza, chiarezza sugli obbiettivi e voglia di mettersi in gioco!
I cani ti mettono in crisi,ti obbligano ad entrare in relazione, ti impongono di ascoltare e di osservare, ti fanno continuamente cercare nuove strade perchè non si vergognano di essere soggetti unici ed irripetibili!
Ecco che cos'è il meta-apprendimento: l'utilizzo soggettivo degli insegnamenti ricevuti.
Se penso alla mia storia personale col mio cane, sono pienamente consapevole di non avergli dato nessun tipo particolare di istruzione, ma soltanto la capacità di rielaborare le situazioni per scegliere il comportamento adeguato da tenere, cioè ho voluto che imparasse ad imparare dalla vita....
Ora che ha imparato l'equilibrio e che ha acquisito le competenze necessarie per stare al mondo e che allo stesso tempo conosco i suoi limiti, posso e voglio aiutarlo maggiormente dicendogli cosa fare nelle situazioni attraverso alcuni comandi semplicissimi.
Ora so che cosa vuole dire per lui quando gli dico di sedersi o di restare fermo in un punto: non rispetta una semplice esecuzione di un comando, ma impara come ci si comporta nelle diverse circostanze....
Facciamo un esempio: gli sto insegnando a stare a terra fermo in tanti momenti diversi e in tanti posti diversi e lo sto facendo solo ora, perchè prima ho voluto che imparasse a conoscere il mondo e ho voluto conoscerlo in base alle risposte comportamentali che metteva in atto. Ora gli sto insegnando che quando siamo al parco e mi siedo su una panchina lui deve stare a terra, ma per lui è una cosa molto difficile, perchè ha sempre avuto la tendenza a controllare la situazione. Non avrei mai potuto insegnarglielo prima perchè non ne voleva sentire nemmeno di sedersi o di guardarmi, quindi ho dovuto insegnargli a stare a terra in circostanze completamente diverse e poi riproporglielo in quella che desideravo.
Ma questo è il meta-apprendimento che si acquisisce dall'approccio cognitivo.
E il rovescio della medaglia è che c'è anche su apprendimenti che sfuggono alla nostra volontà e alle nostre intenzioni....
Innanzi tutto cerchiamo di capire cosa sia il meta-apprendimento: possiamo riassumere dicendo che è la capacità di imparare ad imparare.
Ancora meglio, utilizziamo il termine coniato dall'antropologo Bateson Gregory: deutero-apprendimento. Bateson si è dedicato allo studio della pragmatica della comunicazione umana, oltrepassando i limiti della discplina stessa per dedicarsi allo studio della psiche e dei processi di interazione sociale. Il risultato da lui ottenuto e il termine coniato indicano il cambiamento nel processo di apprendimento. Dal punto di vista relazionale, Bateson ha osservato la capacità di adattare il proprio comportamento organizzandolo in base al gruppo nel quale si è inseriti.
Il meta-apprendimento è la capacità di organizzare il proprio processo di apprendimento, è la capacità di manipolare i propri schemi mentali.
Noi istruttori SIUA seguendo la metodologia dell'approccio cognitivo, diamo ai nostri cani ma anche a quelli dei nostri clienti questo tipo di bagaglio esperienziale.
allora la riflessione della mia quasi collega era sul fatto che può capitare che il cane esca dalla fase di apprendimento ed entri in quella del meta-apprendimento senza che noi ce ne rendiamo conto, ma soprattutto senza che i proprietari se ne accorgano e cosa può succedere?
A mio avviso un bravo istruttore sa riconoscere quel momento e quindi sa aiutare la coppia cane/proprietario adeguatamente, ma secondo possono nascere delle difficoltà se l'istruttore non è consapevole di quello che sta succedendo. Ecco perchè mi fanno arrabbiare quelli che credono che essere educatori-cognitivi sia dare il premietto, sia applicare le schede al momento giusto e sia non dare una patacca al cane!
L'approccio cognitivo è molto di più: è la consapevolezza di avere a che fare con dei soggetti viventi, mutabili e altamente sociali! non si può pensare che il cane sia ben educato perchè esegue delle istruzioni che ha imparato, perchè è equilibrato e ben socializzato.
Questa è una parte del lavoro educativo, è quella parte che tiene presente l'adattamento del cane nella società e quindi anche un pò del nostro vivere comodo.
Mai poi c'è l'altra componente: quella riguarda esclusivamente la mente del cane e questa un bravo educatore non se la può scordare mai! bisogna sempre tenere presente cosa vuole dire il MOMENTO in cui insegno qualche cosa. Cosa vuole dire nel qui ed ora, nella testa di quel cane, insegnargli il seduto?
Il comando di seduto è forse quello più banale, quello che quasi tutti i proprietari insegnano anche senza il bisogno di un professionista, ma che significato ha per il soggetto che ho davanti in quella precisa circostanza?
Questo è il vero approccio cognitivo e per fare questo occorre empatia, spirito d'osservazione, esperienza, chiarezza sugli obbiettivi e voglia di mettersi in gioco!
I cani ti mettono in crisi,ti obbligano ad entrare in relazione, ti impongono di ascoltare e di osservare, ti fanno continuamente cercare nuove strade perchè non si vergognano di essere soggetti unici ed irripetibili!
Ecco che cos'è il meta-apprendimento: l'utilizzo soggettivo degli insegnamenti ricevuti.
Se penso alla mia storia personale col mio cane, sono pienamente consapevole di non avergli dato nessun tipo particolare di istruzione, ma soltanto la capacità di rielaborare le situazioni per scegliere il comportamento adeguato da tenere, cioè ho voluto che imparasse ad imparare dalla vita....
Ora che ha imparato l'equilibrio e che ha acquisito le competenze necessarie per stare al mondo e che allo stesso tempo conosco i suoi limiti, posso e voglio aiutarlo maggiormente dicendogli cosa fare nelle situazioni attraverso alcuni comandi semplicissimi.
Ora so che cosa vuole dire per lui quando gli dico di sedersi o di restare fermo in un punto: non rispetta una semplice esecuzione di un comando, ma impara come ci si comporta nelle diverse circostanze....
Facciamo un esempio: gli sto insegnando a stare a terra fermo in tanti momenti diversi e in tanti posti diversi e lo sto facendo solo ora, perchè prima ho voluto che imparasse a conoscere il mondo e ho voluto conoscerlo in base alle risposte comportamentali che metteva in atto. Ora gli sto insegnando che quando siamo al parco e mi siedo su una panchina lui deve stare a terra, ma per lui è una cosa molto difficile, perchè ha sempre avuto la tendenza a controllare la situazione. Non avrei mai potuto insegnarglielo prima perchè non ne voleva sentire nemmeno di sedersi o di guardarmi, quindi ho dovuto insegnargli a stare a terra in circostanze completamente diverse e poi riproporglielo in quella che desideravo.
Ma questo è il meta-apprendimento che si acquisisce dall'approccio cognitivo.
E il rovescio della medaglia è che c'è anche su apprendimenti che sfuggono alla nostra volontà e alle nostre intenzioni....
mercoledì 13 giugno 2012
il rito alimentare
Il rito alimentare è una parte importante dell'educazione del cane, infatti attraverso i semplici gesti quotidiani che ruotano attorno al pasto, insegniamo al nostro amico il giusto posto che ricopre all'interno del gruppo famigliare e il comportamento corretto per ottenere una cosa così ambita!
Dal video notiamo che il primo insegnamento che ho voluto dare al cane è di rispettare il mio spazio individuale: infatti non mi salta addosso; il secondo comportamento che ho voluto gratificare è stata la capacità di mantenere una posizione di attesa: non ho mai chiesto al cane nè di sedersi nè di stare fermo, ho solo abbassato la ciotola quando stava fermo e la alzavo immediatamente quando si alzava per cercare di raggiungere il cibo, questo è un messaggio chiaro per il cane, che infatti capisce subito che se si muove la ciotola gli viene sottratta; come ultimo passaggio ho richiesto il suo sguardo per potergli dare il permesso di andare a mangiare.
Quindi un semplice gesto come quello di nutrire si può trasformare in un momento di forte valenza relazionale ed educativa. Considerando che la comunicazione non-verbale è il piano d'incontro tra uomo e cane, anche il momento del pasto diventa un processo comunicativo intenso, dove attraverso l'attenzione dell'uno verso l'altro si stabiliscono in giusta misura i ruoli per una convivenza equilibrata.
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