lunedì 10 dicembre 2012

Il Rottweiler e la dogsitter

RAZZA: Rottweiler,
maschio, adulto, intero.
La foto non gli rende giustizia: è un bellissimo cane, buonissimo con chi conosce e con chi lo rispetta, che però ha un posizionamento sociale sbilanciato verso l'alto e una scarsa socializzazione secondaria, un piano prossimale d'esperienza bassissimo e problematiche varie legate alla somestesi.
Insomma tutto si traduce in un comportamento d'aggressione verso le persone se cercano in qualche modo la relazione e ancora peggio il contatto; ovviamente ha difficoltà di relazione anche con gli altri cani e una scarsa tolleranza dell'ambiente circostante.
Ho seguito questo cane ancora prima di finire il corso educatori, l'ho seguito come semplice dogsitter perchè la sua proprietaria aveva paura a portarlo fuori da sola: lui tirava, voleva mordere i passanti che gli stavano troppo vicino o che lo incrociavano dritto sul marciapiede, voleva prendere gli altri cani...insomma la signora aveva bisogno di sentirsi sicura ad uscire con lui.
Ricordo il primo giorno che l'ho visto: fiero, sicuro, curioso di conoscermi ma per nulla festoso.
Abbiamo iniziato a passeggiare sul marciapiede subito a fianco, non l'ho toccato, non l'ho fissato troppo e non l'ho nemmeno tenuto al guinzaglio. Ma ci siamo piaciuti da subito, siamo arrivati all'area cani e la proprietaria ed io ci siamo sedute a fumare una sigaretta: lui è venuto a sedersi sui miei piedi e mi ha messo il suo testone sul ginocchio...sarebbe meglio dire che spingeva col testone sulla mia gamba...tipico dei molossi!
Da lì, la signora ha deciso che sarei stata la loro dogsitter e mi ha rivelato che ne aveva valutate altre ma che il cane aveva dimostrato chiaramente di non gradire: non oso immaginare cosa abbia fatto....
Sì, il cane è aggressivo se si oltrepassano le sue regole, per esempio se lo si vuole accarezzare troppo e in zone troppo sensibili come ad esempio la testa o il collo o come se lo si volesse sollevare per caricare in auto. Quello infatti è stato un episodio che ci ha fatto scontrare. Un giorno dovevo metterlo in auto intanto che la sua proprietaria era impegnata e lui ovviamente era abituato a mettere solo gli anteriori nel baule e a farsi alzare nei posteriori, consapevolmente l'ho caricato a braccia nel baule e lui dopo una brevissima riflessione di mezzo secondo mi ha tentato di prendere pancia e collo, dico tentato, perchè il ragazzone indossava sempre la museruola.
Sapevo benissimo che sarebbe scattato, ma ho voluto approfittarne per metterlo un pò in crisi e dimostrargli che il suo atteggiamento con me non avrebbe funzionato.
In realtà non abbiamo mai avuto problemi e mi ricordo anche di momenti molto simpatici quando in area cani, rigorosamente da soli, giocavamo: a suo modo, da Rott. ma bello! ovviamente gli piaceva molto prendere qualche oggetto e tirare, ma la cosa bella almeno era che non ringhiava su un ingaggio un pò competitivo del gioco!
Sinceramente non ho mai pensato che fosse lui ad aver bisogno di recupero, che cosa poteva fare di più da solo? la sua proprietaria non voleva più occuparsene perchè diceva che era un problema, forse era difficile da gestire, ma non ho mai visto un problema. Era un Rott.cresciuto per 7 anni in un giardino e di colpo portato a vivere in centro città, che cosa si aspettavano da lui?
Si lasciava mettere e togliere la museruola tranquillamente, veniva anche al bar con noi; una cosa che gli avevo insegnato era a non tirare al guinzaglio e tutto senza premi, solo attraverso una buona comunicazione.
Devo dire che aveva capito benissimo: verso l'ultimo periodo che lo portavo a passeggio non tirava mai al guinzaglio ed ero riuscita ad andare anche alla Cittadella, un giardino della città frequentato da tante persone e cani e non è mai scattato su niente e nessuno.
Una cosa sulla quale ho sempre insistito e non ho mai voluto cedere è stato il coinvolgimento della proprietaria, ho sempre cercato di indurla a cambiare atteggiamento nei confronti del suo cane, ma a quanto pare senza successo definitivo. Quando eravamo insieme riusciva a far finta di potersi tenere il cane, appena passava qualche giorno ripiombava nelle insicurezze ed incertezze.
Parte del mio lavoro, e forse quella parte più difficile ed impegnativa, è riuscire a catturare il proprietario tanto da poterlo guidare verso quel cambiamento che renda definitiva la riabilitazione del cane.
Non si può cambiare solo il comportamento del cane, è fondamentale che anche la famiglia che se ne occupa riesca a capire quale dei propri atteggiamenti sia da modificare.
Non si può nemmeno parlare di cambiare radicalmente una persona o un altro essere vivente, ma si tratta di riconoscere in prima battuta il proprio comportamento, successivamente di leggerlo nelle risposte che provoca su i membri vicini per infine poter apportare quelle modifiche necessarie per trasformare quelle risposte che non ci piacciono in alcune che si adattano alla nostra situazione.
Ad esempio per me non era un problema che questo Rottweiler non volesse essere accarezzato, che non volesse estranei in casa o che non volesse giocare con gli altri cani, quindi per non c'era niente di così grave da dover recuperare. Quelle che infatti ho fatto è stato un lavoro sulla comunicazione tra cane e PO per chiarire al cane che l'intenzione della passeggiata non era andare a caccia di niente e di nessuno e soprattutto che non bisognava nè minacciare nè sentirsi minacciato.
Direi con successo, perchè il cane ha smesso di tirare al guinzaglio ed era molto felice di incrociare cani e persone a debita distanza, che all'inizio era abbastanza per poter stare quasi sullo stesso marciapiede...quasi...
Ma per la sua PO era un problema e questo cambiava tutta la loro comunicazione, mettendo in allerta il cane e sfiancando la proprietaria che pensava di andare in giro con un pericolo.
Penso spesso a quel cane, che mi ha insegnato tanto: mi ha insegnato a non avere paura dell'aggressività, a comunicare correttamente, a rispettare gli spazi di un individuo e i suoi tempi, a rispettare delle regole, soprattutto a non pretendere l'impossibile da me stessa.

giovedì 25 ottobre 2012

La condotta al guinzaglio o passeggiare vicini?


Cosa vuol dire avere il cane in "condotta"?

E' un'espressione che avremo sicuramente sentito, anzi quasi sempre, in ambito addestrativo o competitivo cinofilo per indicare il cane che cammina al fianco del conduttore con la spalla all'altezza del ginocchio della persona e la testa rivolta verso il conduttore.

Ermione Chetan Soul e me

In realtà NON è decisamente il "camminare vicini", perchè il quel caso non c'è l'esecuzione di una tecnica performativa, ma è  soltanto l'espressione dell' intesa che cane e proprietario hanno raggiunto, quindi camminare vicini uno al fianco dell' altro è il risultato di una collaborazione e della coordinazione raggiunte.
La passeggiata deve restare relax, esperienza, esplorazione, conoscenza, sperimentazione del sè: come si fa a fare tutto questo se il cane non si muove dal nostro fianco e guarda solo noi?
In realtà la passeggiata è una delle attività principali e più complete quindi non posso lasciare il cane assolutamente auto-gestito, anzi sarà bene insegnargli a camminare INSIEME e a sapere quando è giusto che mi stia al fianco, ad esempio se stiamo affrontando un passaggio stretto o se siamo su un marciapiede affollato, e quando invece può tranquillamente allontanarsi fino alla lunghezza del guinzaglio ( dipende dal contesto).
La condotta invece è il risultato di tanto esercizio, ma soltanto questo?
La condotta è secondo me la massima espressione della relazione che abbiamo col nostro cane, è la conclusione di tutti i nostri sforzi.
Trovo che sia l'esercizio più complesso da insegnare al nostro cane, perchè racchiude concentrazione, determinazione, sacrificio e l' esplosione di tutta la nostra gratitudine quando finalmente riusciamo a portarla a termine.
Procediamo per piccoli step.
Un luogo tranquillo dentro casa, all'inizio non ci sarà nemmeno bisogno di muoversi dal proprio posto, infatti il primo passaggio è gratificare il cane nella posizione base: seduto al nostro fianco con lo sguardo rivolto a noi.
Successivamente, quando questo comportamento sarà rafforzato e il cane avrà capito cosa desideriamo da lui, possiamo inziare a fare qualche passo.
Non sarà importante fare tanta strada, ma mantenere corretta la posizione anche durante lo spostamento.
Invece sarà ben diverso insegnare al cane a passeggiare a guinzaglio lento al nostro fianco.
Anche in questo caso partiamo da un set costruito appositamente,.
Esistono diverse modalità, una che mi piace molto è costituita da una sorta di labirinto dove il cane e il proprietario dovranno imparare a muoversi senza toccare il perimetro, il proprietario dovrà dare le direttive corrette adottando una comunicazione gestuale molto chiara che faciliterà il cane nel seguire.
Oppure attraverso una situazione costruita di ostacoli da superare, come ad esempio piccoli salti, barriere a terra, pneumatici di diverse dimensioni, birilli o quant'altro, la coppia potrà imparare a muoversi insieme senza neanche accorgersi di essere legata dal guinzaglio.
Creiamo proprio un percorso con un ingresso e un' uscita delimitandolo anche semplicemente con del nastro a terra, di modo che sia visibile per la persona la propria traiettoria.
Pian piano si inseriranno difficoltà sempre più reali e ci si sposterà a sperimentare quanto appreso in ambito urbano per verificare o correggere se quello che si è messo in pratica durante le esercitazioni funziona correttamente.
Impariamo a gratificare il cane quando ci segue negli spostamenti e quando ci sta vicino, diciamogli "bravo" e diamogli un premio, perchè soltanto così avrà chiaro ciò che desideriamo da lui.
Ricordiamoci che i comportamenti gratificati avranno maggior utilizzo da parte del cane, quindi più pratica faremo insieme e migliore sarà il risultato e la passeggiata avrà tutto un altro sapore!
Adesso sappiamo che la condotta non è il passo adatto a tutta la passeggiata, ma è un esercizio, che al di là della performance da gara, possiamo insegnare al nostro cane per aumentarne il controllo nel caso dovessimo averne bisogno.
La posizione di "piede" al nostro fianco così come descritta sopra non è naturale per il cane e certamente non possiamo avere la pretesa che la mantenga ogni volta che usciamo con lui, ma possiamo utilizzarla in situazioni speciali oppure se dobbiamo partecipare a una competizione sportiva.
Invece è indispensabile insegnare al cane a camminare al nostro fianco, perchè questo è il "galateo" di base per una buona convivenza pacifica prima di tutto tra noi e lui e successivamente tra noi e gli altri.









venerdì 19 ottobre 2012

Dorian e Paola gioco



che soddisfazione vederli giocare insieme e quanto stupore!
è una cosa che fanno solo quando sono in casa, forse perchè è dove Dorian si sente più tranquillo, forse perchè è dove Paola si annoia di più...non lo so ma quando mi capita di poterli vedere sono uno spasso!
All'inizio quando mi vedevano che li osservavo giocare smettevano e venivano da me, poi ho iniziato a ignorarli quando interagivano: magari facevo finta di spolverare, di leggere, di telefonare, qualsiasi cosa facesse sembrare che non avevo l'attenzione su di loro ma che neanche mi facesse muovere tanto.
Ora posso stare a guardarli che continuano ugualmente.
Bhè, non me lo sarei mai aspettato da 2 nonnini così che potessero giocare così animatamente. 
A voler iniziare è sempre Paola, che inizia o andando sotto alla pancia di Dorian spingendolo in alto o accucciandosi tutta ringhiottando.
Mi ricordo che l'anno scorso quando lei lo sollevava o li prendeva in bocca le zampe lui si spaventava tantissimo, le ringhiava e lei smetteva.
Ora Dorian riesce a lasciarsi andare molto di più e sta imparando a giocare da bravo molosso: si mettono a terra uno di fronte all'altra e ringhiando si schiacciano i musi con i denti. Sono molto teneri, soprattutto perchè si sente tutta l'inibizione e l'imbarazzo che prova Dorian nel fare questo e si vede quanto Paola sia diventata la sua referente nei giochi.
Finalmente può giocare da molosso con qualcuno di cui si fida e un qualcuno equilibrato, che gli sta insegnando a non avere paura a ringhiare, a prendere con la bocca il muso di un altro cane, a non spaventarsi se alle volte abbaia verso qualcuno e a stare a stretto contatto.
Ieri li ho visti che stavano proprio di fronte con le zampe incrociate: finalmente Dorian che accetta qualcuno nel suo spazio intimo!
Forse non saranno "giochi educativi", ma credo che a questo punto delle loro vite siano molto di più dell'educazione: lei gli sta insegnando a tirar fuori quella parte Cane Corso che io non ho mai potuto fargli vedere, non ho potuto spiegargli che non si deve spaventare della sua forza, che non c'è colpa nell'essere forti; Paola lo sta aiutando a guardarsi allo specchio senza paura, con consapevolezza e coraggio, proprio come Dorian ha aiutato me a fare in questo ultimo periodo.
Trovo che il loro giocare vada al di là del divertimento, del passatempo e della competizione: lei gli sta regalando tutta la sua esperienza.
E' emozionante vedere concretamente tutto quello che mi è stato spiegato fin ora: l'apprendimento per referenza, il cambiamento dopo il momento di crisi, il rispetto dei tempi evolutivi diversi per ogni soggetto, il pacchetto esperienziale che ognuno si porta dietro....nei loro atteggiamenti c'è tutto quello che ho sempre saputo ma che non avevo mai toccato da così vicino.
Certo che però fanno dei versi: sembra di stare nella jungla! 
ma mi piace tantissimo

venerdì 12 ottobre 2012

Esperienza di vita: la mia testimonianza di un giorno di addestramento in Protezione Civile


Una storia vera tutta da raccontare

Che esperienza toccante! 
Ho avuto la fortuna di partecipare in prima persona a un training della Protezione Civile per l’addestramento alla ricerca in superficie di persone disperse. 
Un momento straordinario che mi ha permesso di vedere con occhi pieni di entusiasmo il ruolo fondamentale dei cani nella nostra società.

Durante un piccolo raduno di Flat-Coated-Retriever organizzato con un amico e collega, membro da anni della Protezione Civile, ho potuto assistere da protagonista a una dimostrazione pratica:

  1. Il cane è stato messo in contatto con l’odore della persona da trovare
  2. La persona è scappata a nascondersi in un punto non visibile
  3. Il cane, guidato dal suo fiuto infallibile, l’ha trovata e ha iniziato ad abbaiare per segnalare il punto esatto del ritrovamento

Non ho resistito: ho voluto provare anch’io! 

Mi sono nascosta, e l’emozione di vedere arrivare quel tartufone a cercarmi, seguita dal suo abbaio che annunciava il ritrovamento, è qualcosa di indescrivibile.

Devi provare anche tu.

Una riflessione profonda subito ha rapito i miei pensieri e ho immaginato:

  • la gioia di una persona dispersa, persa nella paura e nella solitudine, nel vedere quel cane arrivare, fonte di calore e speranza.
  • la soddisfazione del conduttore, nel sentire il proprio cane abbaiare e correre verso il punto del ritrovamento, sapendo di aver salvato una vita.

Questi pensieri mi hanno portata a riflettere su quanto il cane sia una risorsa straordinaria: non solo un compagno di vita, ma una fonte inesauribile di esperienze, di condivisione e di sorprese.

Un esempio di testimonianza per i professionisti cinofili

Questo racconto non è solo una storia, ma un esempio di come una testimonianza autentica possa mostrare il valore dei cani e del lavoro che svolgiamo con loro. 

Per i professionisti cinofili, condividere esperienze di questo tipo con i propri clienti significa offrire uno sguardo emozionante e reale sul potenziale straordinario dei nostri amici a quattro zampe.

Vuoi imparare a utilizzare lo storytelling per avvicinare i clienti e valorizzare il tuo lavoro? 

Questa storia è il mio regalo per te: puoi trarne ispirazione per il tuo marketing narrativo, ricordandoti di citare la fonte. 

Per strategie personalizzate, contattami qui: insieme costruiremo il racconto perfetto per la tua attività!



martedì 11 settembre 2012

Il golden retriever: può sembrare aggressivo.



Il golden retriever ti sembra un cane aggressivo? Leggi questo articolo.


Un giorno sono stata contattata dai proprietari di un esemplare maschio adulto appartenente a questa razza perchè manifestava segno di comportamento aggressivo nei confronti degli altri cani. 
Mi dissero che alle volte non riconosceva nemmeno se l'altro cane fosse maschio o femmina.


Alle volte succede che anche Golden e Labrador siano aggressivi verso i loro simili o anche verso le persone.
Così decisi di indagare preventivamente, come fa parte della mia modalità professionale, attraverso alcune domande ai proprietari.
Successivamente ritenni opportuno procedere anche con una prova sul campo e misi direttamente a contatto il cane con i suoi simili.

Scelsi un ambiente programmato, controllato e Paola, la mia vecchia Rott., in quella occasione.
Ho ritenuto opportuno procedere in questo modo, perchè se già ci sono delle difficoltà relazionali è meglio tenersi l'approccio con un cane che non metta l'altro in difficoltà, quindi i sessi opposti normalmente sono più leggeri nelle interazioni.
Effettivamente ricordo che partì a strattonare il guinzaglio rischiando di trascinare il proprietario, ma che una volta entrato a contatto tutto si risolse come sempre: il maschio che cerca di fare il "ganzo" con Paola, lei che gli ringhia e allora lui che decide di mettersi tranquillo a passeggiare al suo fianco.

Questa per me è stata una fotografia importantissima da tenere ben in mente per programmare tutto il lavoro da svolgere insieme per poterlo aiutare ad avere più serenità nell'incontro.

Dall'indagine fatta al proprietario infatti era emerso che fino all'età di 6 mesi circa era stato in addestramento, collare a strozzo e impossibilitato nel raggiungere gli altri cani.
Ovviamente crescendo le cose non gli sono andate meglio: la frustrazione e la paura gli impedivano di mantenere la calma semplicemente alla vista di un suo simile e questo andava a falsare tutta la comunicazione, che metteva l'altro cane sulle "difensive".
Infatti mi era anche stato raccontato che un giorno si era trovato libero e che era stato pizzicato da un altro cane. 
Fu una notizia importante da raccogliere: non tanto per tenere in considerazione che tutti i suoi approcci ai cani non erano stati tanto positivi (questo è sicuramente importante per avere una tranquillità di base), ma soprattutto per capire che fondamentalmente in lui non c'era aggressività del tipo "ora parto apposta per farti male" , che gli auto-controlli erano molto buoni e che la lettura della comunicazione era ancora buona nonostante le scarse esperienze.
Abbiamo iniziato a lavorare sempre con la pettorina (che già stavano usando di loro volontà) sulla comunicazione col proprietario: lui ha dovuto imparare a muoversi bene per segnalare calma al cane, per indicargli quando andare e quando no a conoscere l'altro cane.
Il cane ha avuto momenti di socializzazione con altri cani: femmine che lo mettessero a suo agio il più delle volte e maschietti che lo mettessero obbligatoriamente in relazione al proprietario, che era pronto a gestire la situazione attraverso una comunicazione adeguata.
Abbiamo fatto passeggiate in libertà insieme a qualche cane e in semi libertà (guinzaglio al traino) in prossimità delle aree cani in ambiente urbano.
Ricordo benissimo l'emozione dell'ultima lezione.
Siamo andati a fare il nostro "test" di verifica nell'area cani più grossa della città. 
Avevo insegnato al proprietario l'importanza di gestire bene i tempi del contatto con gli altri cani già dal guinzaglio.
Per questo abbiamo fatto al guinzaglio il giro dell'area cani nel perimetro esterno, così il cane ha potuto farsi un'idea di chi ci fosse all'interno; ha potuto prendersi il tempo per calmarsi e poi siamo entrati sempre al guinzaglio per evitare che preso dall'emotività appena sganciato partisse troppo di foga verso glia altri minando ancora una volta l'inizio di una buona interazione.
Abbiamo adottato tutto il repertorio comunicativo necessario per dire ai cani presenti che venivamo in "pace" e al proprietario ho insegnato che attraverso il guinzaglio doveva lasciare il suo cane rilassato nell'incontro.
Tutto è andato stra bene: dal gruppo dei cani presenti si è staccato il maschietto-sentinella, si sono conosciuti, si sono fiutati e hanno deciso di andarsene ognuno per la propria strada.
Abbiamo finito il nostro giro dell'area e ce ne siamo andati: finalmente con un bel pacchetto di esperienza positiva per la coppia.

Se anche tu ti ritrovi in questo tipo di difficoltà comunicativa del tuo cane, chiamami senza impegno.

martedì 4 settembre 2012

REGOLE BASE IN EDUCAZIONE

Per una buona educazione comportamentale è bene porre delle buone basi sulle quali costruire: fiducia, accreditamento agli occhi del cane, coerenza...ma COSA dobbiamo insegnare tra le prime cose?
A mio avviso è importante che il cane impari la CALMA e l' AUTOCONTROLLO, ben diverso dall' acquisizione dei comandi base!
Calma ed autocontrollo devono diventare uno stile di vita e non dei comandi!
Vediamo alcuni passaggi fondamentali per arrivare a trasmettere al nostro cane queste regole chiave per un buon apprendimento e una buona relazione.

ESERCIZI:

1. Centripetazione (che vuol dire portare l'attenzione dentro la coppia cane/proprietario).
     Prendiamo un premio gradito al cane (cibo diverso dal pasto, un giocatollo, un osso), glielo mostriamo e portiamo la mano che lo contiene esterno al nostro corpo aprendo tutto il braccio; aspettiamo che si metta tranquillo (il cane potrebbe saltarci addosso, abbaiare, raspare con la zampa o anche allontanarsi da noi: sono tutti modi che ha per richiedere)  e che ci guardi per un attimo negli occhi; a quel punto cogliamo il momento per premiarlo con quello che abbiamo nella mano.
Questo è il primo passaggio per insegnargli a stare calmo quando vuole qualche cosa e soprattutto a chiedere il nostro permesso attraverso lo sguardo.

2. Copertina: per insegnare lo stato di calma non esiste un comando o un gesto in particolare, perchè la calma è una sensazione, è uno stato mentale, che sicuramente non si può ottenere su ordine!
Allo stesso tempo è bene che il cane la conosca come sensazione e capisca che a noi piace quando è calmo.
Quindi utilizziamo una copertina per iniziare a dare uno spazio ben riconoscibile a questo comportamento.
Inizialmente la posizioneremo al nostro fianco mentre siamo impegnati in altre attività (leggere, scrivere al pc, telefonare, guardare la tv) perchè così saremo meno proiettati verso il cane.
Premiamo tutte le volte che il cane è tranquillo sulla coperta.
Una volta che il cane ha capito che il premio arriva per il semplice fatto che si rilassa, inizieremo ad allontanarla da noi.

3. Interazioni: è fondamentale iniziare ad interagire col cane quando non è troppo agitato per evitare di gratificare quell'atteggiamento.
Spesso siamo portati a dare interazione quando il cane ci salta addosso, abbaia, corre freneticamente per casa e così via, ma in questo modo stiamo trasmettendo al cane che ci piace quel suo modo di relazionarsi e difficilmente sarà portato ad essere calmo per interagire con noi.
Meglio chiamare il cane quando è tranquillo per iniziare a fare insieme un'attività piacevole per entrambi: in questo modo lo gratifichiamo dell'interazione insieme in un momento adeguato e sarà più portato a relazionarsi in modo tranquillo.

4. Gioco: è la forma di apprendimento primaria, è quella attraverso la quale passano insegnamenti principali della relazione.
Possiamo insegnare: calma, autocontrollo, segnali di controllo posturali (seduto terra resta), collaborazione e accreditamento del proprietario.
Se prima di lanciare la pallina centripetiamo il cane (vedi sopra) abbiamo già fatto leva sulla sua capacità di gestire la voglia di rincorrerla e gli abbiamo insegnato ad aspettare il nostro permesso prima di lanciarsi!
Oppure se prima di andare a prendere un oggetto gli chiediamo di mettersi seduto gli stiamo insegnando il valore dei segnali di controllo.
Quindi, considerando il gioco come strumento di relazione è importante pensare che intanto che giochiamo col nostro cane stiamo dando degli insegnamenti validi anche nelle altre circostanze della nostra vita insieme.

Esempio di come si raggiunge calma ed auto-controllo: il cane è nel baule dell'auto (questo comportamento è auspicabile anche sulla porta di casa, sul cancello del giardino) ma anche se aperto, il cane rimane fermo aspettando il "via" da parte del proprietario per scendere. E' importante che non si lanci fuori per dare il tempo al proprietario di valutare se non ci siano pericoli nè per il cane nè per altri.