sabato 23 dicembre 2017

Natale senza un dono: quando la scuola entra troppo in casa

È arrivato Natale, ma sotto l'albero manca un dono.

Quest’anno, sotto l’albero, per la prima volta, manca un regalo.

Ho seguito il consiglio delle maestre.
Un gesto forte, hanno detto.
Un segnale chiaro.
Per fargli capire che così non va bene: che non può continuare a comportarsi così male in classe.

Suo padre ed io siamo genitori affettuosi.
Di quelli che abbracciano, che parlano, che cercano di capire.
E oggi ci ritroviamo a fare qualcosa che non ci assomiglia.
Ci ritroviamo a fare differenze all'interno del nostro nucleo famigliare: regali per tutti, tranne per uno di noi.

Mi sento male. Preoccupata che questo gesto lasci il segno giusto e non una ferita da rimarginare.

Continuo a ripetermi che è per il suo bene.
Che serve a fargli capire.
Che è educativo. 
Perchè questo mi è stato raccontato. 

Ma dentro di me c’è una frattura, dalla quale inizia a farsi spazio un dubbio: da quando la scuola può entrare nelle scelte educative famigliari così prepotentemente?

Da quando, un gruppo di insegnanti elementari può decidere sui festeggiamenti natalizi di una famiglia?

Guardo le luci, le vetrine, i bambini con i pacchetti in mano e penso: come reagirà? cosa capirà davvero?

Capirà che deve impegnarsi di più? O capirà solo che ha deluso tutti?

Capirà la regola di come deve comportarsi in classe o sentirà soltanto di non meritare neanche un regalo di Natale?

A scuola dicono che è sempre distratto. Che non sta fermo. Che parla sulla voce senza aspettare il suo turno.
Che disturba. Che non segue. Che non legge e scrive come gli altri, ma che è tanto intelligente.

A casa io vedo un Piccolosoul stanco. Arrabbiato. Che si chiude. Che non vuole parlare delle cose che fa a scuola. Che fa tanta fatica a ricordare lettere e numeri. Che si siede volentieri, ma dopo poco la curiosità lo spinge ad alzarsi. Va e poi torna sul suo compito e la storia si ripete.

E per questo, loro, mi hanno detto di adottare questa punizione.
Ma questo gesto pesa: oggi, invece di proteggerlo, sto facendo qualcosa che mi fa sentire lontana da lui.

Non ho comprato quel pacchetto: la scuola è arrivata in casa e l'unica speranza che ho è che abbia ragione.
Perchè altrimenti quel peso che sento sul cuore, sarà stato vano.

Forse altri genitori mi capiranno.
Quelli che escono da scuola con il nodo in gola.
Quelli che si fidano degli adulti “competenti” anche quando qualcosa dentro dice no.
Quelli che vorrebbero solo fare la cosa giusta, ma non sanno più quale sia.

Oggi sono una madre che obbedisce, ma non una madre convinta.

E mentre preparo il Natale, una domanda continua a bussare forte:

quando un bambino fa fatica a scuola, cosa è giusto fare?

mercoledì 20 dicembre 2017

Natale senza doni per tutti: consigli da scuola.

Consiglio delle insegnanti: niente regalo di Natale per Piccolosoul


Come tutti i giorni, sono andata a scuola a prendere Piccolosoul.

Ma oggi sono uscita da scuola con un peso sullo stomaco.

Le insegnanti mi hanno preso da parte, mi hanno chiesto di aspettare che tutti i bambini fossero riconsegnati alle loro famiglie, perchè volevano parlare con me di una cosa molto importante.

Guardavo quei genitori felici di andare a scuola a prendere i loro figli.

E dentro di me qualcosa si rompeva.

Poi mi sono guardata la mano, che stringeva quella dolce manina così calda e tenera, che subito i miei pensieri si sono volati via.

Siamo stati chiamati dalle insegnanti, che dopo un discorso lunghissimo e confuso sul sistema delle punizioni e dei rinforzi positivi, mi hanno consigliato di fare un gesto forte, molto forte, per far capire al mio Piccolosoul di sette anni, che il suo comportamento in classe così non va bene. 

“Un segnale chiaro”, hanno detto. 

“Niente regalo di Natale. Così capisce che come genitori non siete contenti.”

Natale. La parola mi rimbomba in testa mentre torno a casa.

Mi guardo intorno e mi chiedo quando abbiamo deciso che l’amore può essere sospeso per insegnare qualcosa. Quando abbiamo iniziato a pensare che togliere, privare, punire sia l’unico linguaggio comprensibile per un bambino.

Lui, non è cattivo. Non è maleducato. Non è menefreghista.

È confuso. È stanco. È spesso altrove, come se il mondo che gli chiediamo di abitare andasse troppo veloce per lui.

E io dovrei punirlo per questo?

Dovrei dirgli, proprio a Natale, che non merita un dono. Che il suo valore passa attraverso il suo comportamento. Che l’approvazione degli adulti è condizionata.

Mi dicono che le punizioni servono. Che senza conseguenze i bambini non imparano. Che devo essere più dura.

Ma dentro di me qualcosa resiste. Una voce piccola, ma insistente, che mi chiede: e se invece stesse chiedendo aiuto?

E se il problema non fosse lui, ma il modo in cui stiamo guardando la sua fatica? E se togliere non insegnasse nulla, se non la paura di sbagliare?

Non ho risposte oggi. Ho solo domande scomode.

So solo che nemmeno alla scuola di cinofilia mi hanno insegnato a punire i cani.

Oggi non so ancora come andrà a finire. So solo che questa richiesta mi ha fatto male. E che, da qualche parte dentro di me, sento che così non può essere l’unico modo.