lunedì 11 aprile 2016

Reggio Emilia, Emilia Romagna

il ristorante dove abbiamo pranzato

Parco delle Caprette Reggio Emilia



http://www.rosaventi.eu/

http://parchi.comune.re.it/#home

Gita di famiglia a Reggio Emilia al Parco delle caprette, fantastico per i bambini ed anche per i nostri amici a 4 zampe, che non possono andare liberi dal guinzaglio mi raccomando! C'è gente che corre, ci sono famiglie con passeggini, ci sono biciclette ed altri cani, per cui amici attenzione e custodiamo bene i nostri cani!
A pranzo siamo stati benissimo da "Rosa dei venti", che appone sulla porta d'ingresso vietato l'ingresso ai cani, ma con gentilissimi con Uri che è invece stato ben accetto insieme a noi.
Per cui se avete un cagnolino educato, che non abbaia e che non intralcia i movimenti dei camerieri o altri ospiti, i proprietari sono gentili e ve lo lasciano tenere!

giovedì 7 aprile 2016

Come è nato il libro Dorian ed i nostri amici?


Se ti sei mai chiesto cosa significhi trasformare il dolore in qualcosa di significativo, allora questa è la mia storia. Guardate la mia intervista per la casa editrice Booksprint Edizioni, oppure acquistate il mio libro, Dorian e i nostri amici, disponibile sul loro sito.

Come è nato Dorian e i nostri amici?

La scrittura è stata la mia ancora di salvezza. Questo libro è nato dalla necessità di liberarmi dal dolore di una disavventura vissuta con il mio Cane Corso, Dorian. In quei momenti difficili, la penna è diventata il mio strumento per dare voce a ciò che il cuore non riusciva più a contenere.

Costretta a letto con la gamba bloccata e il cuore pieno di rabbia, ho trovato nella scrittura il mio rifugio. Dorian, sempre al mio fianco, condivideva il mio dolore. Non avevamo bisogno di parole: la sua presenza era sufficiente per ricordarmi che non ero sola.

Eravamo in preda alla rabbia e allo sconforto, da soli, come spesso ci è accaduto durante la nostra vita insieme.
La scrittura ha accolto la voce risonante della mia disperazione.

La scrittura come terapia

Il libro è uscito dalla mia penna per liberarmi dal dolore di quella disavventura. 

All'inizio la penna, che si muoveva nevroticamente su quei fogli bianchi, seguiva i tormenti della mia mente e soprattutto del mio cuore, aiutandomi a trascrivere scompostamente ciò che continuava a darmi dispiacere. 

Erano solo annotazioni confuse, appunti sparsi di una mente tormentata. Poi, quelle parole hanno cominciato a prendere forma, a raccontare una storia. La mia storia. La nostra storia.

Quei semplici appunti e schizzi di frasi, li sentivo alleviare le mie preoccupazioni, quelle di non poter più riprenderci, Dorian ed io, la vita che avevamo insieme.
La mia gamba era bloccata e non sapevo se avrei ancora potuto tornare a fare ciò che facevo prima di quella terribile sera, davanti casa nostra, quando all'improvviso tutto è cambiato.

Sì perchè, quando il cambiamento arriva, non si fa annunciare, non bussa delicatamente alle nostre porte, ma il cambiamento rompe tutto, dirompe e travolge.

Il cambiamento non si fa annunciare da nessun banditore, quando decide che è giunto il momento di presentarsi ci corre incontro a braccia aperte e allora devi essere pronto all'urto, stare saldo e controbilanciare la spinta per non cadere all'indietro.

Quella sera, il nostro cambiamento è arrivato, siamo stati uniti, come fanno gli amici veri nel momento di urgenza: ci sono l'uno per l'altra.
L'urto è stato forte e, una volta obbligata a letto, i libri sono stati la mia salvezza.
Nell'impossibilità di muovermi per mesi, la lettura e la scrittura mi hanno aiutata a trovare il sollievo al mio turbinio emotivo.
Eravamo soli Dorian ed io, ma tanto non avrei voluto condividere con nessuno quel dolore così profondo che sentivo voler uscire.
Ho iniziato a tracciare a intravvedere coerenza nei miei pensieri e da li ho visto delinearsi la storia del libro che ne sarebbe scaturito. 
In verità, la fase della rilettura e della correzione della bozza sono state molto più complesse che non la prima stesura spontanea, perché scrivere tutto ciò che passa per la mente è liberatorio e ti fa venire la voglia di continuare: senti che a ogni pagina che butti giù, anche i pesi della tua storia si scaricano.
Ma una volta che si riprendere in mano la bozza e si legge attentamente quello che si è scritto inizia la riflessione e questo è il vero passaggio doloroso: la presa di consapevolezza.
Nel mio caso è stato come rivivere momento per momento alcuni passaggi della mia vita, che avevo voluto ricacciare in fondo a me stessa, ma che ormai, non volevano più stare dove li avevo tenuti fino a quel momento.
Riguardarli trascritti sui fogli mi faceva spesso piangere, ma attraverso quelle lacrime ho potuto mettere finalmente la parola "fine" a quei momenti.
Ho scritto di me, delle mie esperienze, tutto rivisto grazie alla relazione che ho avuto il privilegio di assaporare con Dorian al mio fianco.
Questo è il significato vero che do alla parola "amicizia".

Scrivere significava trasformare il caos delle emozioni in ordine, affrontare i miei fantasmi e, alla fine, lasciarli andare. Ogni pagina scritta era un passo avanti verso la guarigione, un modo per ritrovare me stessa e quel legame speciale con Dorian, che non si era mai spezzato, nemmeno nei momenti più bui.

La consapevolezza attraverso le parole

Rileggere le bozze è stato difficile, forse più della stesura stessa. Ogni frase mi riportava indietro, costringendomi a rivivere momenti che avevo cercato di dimenticare. Ma affrontare quei ricordi è stato anche liberatorio.

Dorian e i nostri amici non è solo una raccolta di episodi, ma un tributo alla forza dell’amicizia e dell’amore incondizionato. È un viaggio attraverso la sofferenza e la rinascita, un messaggio di speranza per chiunque stia affrontando un periodo difficile.

Perché leggere Dorian e i nostri amici?

Se ami le storie vere, autentiche, che parlano al cuore, questo libro fa per te. È un invito a riflettere sul valore delle relazioni, sulla capacità di superare le avversità e sulla bellezza della connessione tra esseri umani e animali.

💌 Acquista il libro su Booksprint Edizioni e scopri cosa si cela dietro ogni pagina.
📹 Non perderti la mia intervista, dove racconto tutto questo e molto altro!

Seguimi per altre storie, aggiornamenti e dietro le quinte della mia vita di scrittrice.




lunedì 14 marzo 2016

Arona, Lago Maggiore 12 marzo 2016

Per il nostro decimo anno di matrimonio ci siamo regalati una giornata sul lago maggiore, bhe è venuto anche Uri con noi, perché è troppo piccino per restare a casa da solo tutto il giorno ed anche perché mi piace approfittare delle nostre uscite per "lavorare" con i cani.
Non c'è momento migliore che una bella passeggiata per approfittare delle occasioni che ci si presentano durante il tragitto per impostare l'educazione del cane.
Ci sono momenti di socializzazione con altri cani, con tante tipologie diverse di persone, luoghi, rumori, la calma al ristorante, l'auto, il relax su una panchina, socializzazione con animali diversi (in questo caso cigni ed altri uccelli di acqua)...insomma durante una nostra giornata piacevole il cane che ci accompagna "si educa"!


restare tranquilli seduti su una panchina





Approfittare di un pisolino intanto che noi mangiamo, mi piace insegnare al cane (dimensioni permettendo) a dormicchiare sotto al tavolo perché trovo che sia il posto dove è meno disturbato dal via e vai dei camerieri o altri commensali



imparare ad osservare altri animali senza per forza doverli rincorrere






http://www.paesionline.it/dettaglio_informazioni/2121083/ristorante_la_piazzetta_arona.asp
http://www.paesionline.it/dettaglio_informazioni/2121083/ristorante_la_piazzetta_arona.asp

mercoledì 9 marzo 2016

Dorian ed i nostri amici, il libro, Booksprintedizioni


Il link del mio primo libro acquistalo ora

Un'emozione unica, nuova, completa e tutta da assaporare!
Il mio libro raccontato in immagini, buona visione. 














sabato 9 gennaio 2016

Prime esperienze di Uri fino ai 70 giorni


appena sceso dall'auto nel cortile di casa





primo pisolino in casa


la scoperta dei boschi vicini a casa




relax tutti insieme



nanna in pizzeria

Il piccolo Uri






 

Le esperienze del mio cucciolo di pastore belga Malinois a circa 70 giorni.
Nel primo video da la caccia ad un temibile palloncino mentre nel secondo ad un insetto pericolosissimo sul pavimento di casa.
Ha una motivazione predatoria veramente spiccata, attraverso la quale interagisce e scopre il mondo circostante.


lunedì 16 novembre 2015

Il cane può stare in braccio?



Pingu appena arrivato aveva circa 60 giorni, veniva da una situazione protetta ed accogliente perché era sempre con la sua mamma ed i suoi fratelli.
Per questo mi sono chiesta se fosse giusto pensare di "abituarlo" fin da subito a stare soltanto nella sua cuccia e per giunta da solo.
Così ho deciso di ascoltare soltanto le emozioni che sentivo da parte sua e di lasciarmi guidare nella scelta momento per momento.
Gli ho dedicato una cuccia in ogni ambiente della casa dove vorrei che da grande potesse stare: una al piano di sotto per la notte ed i momenti in cui non sono a casa, una nel mio studio perché ho notato che quando sono al computer a volte ha voglia di coricarsi tranquillo e una in salotto per imparare a stare con noi senza rubare la cuccia di Erinni e senza dover per forza interagire con qualcuno.
Nella prima settimana ho notato che faceva fatica a rilassarsi e a fermarsi dalle attività che lo soddisfacevano, così ho deciso di sostituirmi alla sua mamma con i modi di un' umana: giunto il momento del pisolino lo prendevo in braccio per rilassarlo e farlo addormentare.

In realtà non è un prendere in braccio per vizio, ma è un momento particolarmente intenso di calore affettivo, tanto che possa aiutarlo ad imparare a rilassarsi.

Mi è capitato anche un caso di una cucciola molto piccola e traumatizzata che abbiamo avuto al canile.
In quel caso addirittura ho trovato molto utile il marsupio per poterla portare a contatto col battito cardiaco. La ripresa è stata strepitosa nel giro di pochi giorni!

Per cui "prendere in braccio" il cane può essere salva vita o anche educativo, ma dobbiamo essere consapevoli di quello che stiamo facendo.

Prendere in braccio il cane per non fargli sporcare i piedi o perché abbiamo paura di alcune situazioni è assolutamente anti salute del cane!

In conclusione, come educatori cinofili, è fondamentale saper ascoltare le esigenze e le emozioni dei clienti, senza mai dimenticare che ogni relazione cane-umano è unica. Dietro la domanda se sia corretto prendere in braccio il cane può celarsi un bisogno affettivo, un desiderio di protezione o la necessità di offrire sicurezza. Il nostro compito è accompagnare le persone in questo percorso, aiutandole a comprendere quando e come questa pratica può essere utile per il benessere del cane e per il loro legame. La chiave è un approccio empatico e professionale, capace di bilanciare esigenze emotive e principi educativi, per fornire un consiglio che sia davvero su misura per ogni binomio.

Se sei un educatore cinofilo e ti trovi ad affrontare situazioni delicate con i tuoi clienti, in cui l'aspetto emotivo gioca un ruolo importante, non esitare a contattarmi. Insieme possiamo approfondire strategie e approcci personalizzati per migliorare la tua pratica professionale e offrire un supporto ancora più completo ai tuoi clienti e ai loro cani. Chiamami o scrivimi per una consulenza dedicata!