martedì 9 dicembre 2014

Percorsi in canile per facilitare le adozioni


Ecco qui la piccola Jenni, adottata e felice! 
Grazie al lavoro svolto con pazienza finalmente la ragazza riesce ad uscire almeno per una breve passeggiata al guinzaglio, riesce a farsi vestire di pettorina e a fidarsi quanto basta per poter trovare una nuova casa....questa è la foto del giorno in cui è stata portata a casa dalla sua nuova famiglia. 
Buona vita ragazza!

Le mie giornate al canile: recupero cane diffidente.



Pausa merenda in compagnia degli ospiti del canile. No pietismo, soltanto affetto.



I miei compagni durante la pausa merenda, te li presento: da sinistra la giovane Cloè, Peter e Tommy. 
Sono ospiti al canile di Castell'Arquato e sono così attenti a quello che faccio perché sto mangiando un pacchetto di crackers nel box a fianco al loro. 
Stavo in realtà lavorando su un cagnetto nel box dove sono seduta in pausa.

Come recuperare un cane diffidente? 


Bhè cagnetti diffidenti sull'uomo necessitano di tanto tempo di studio e di analisi verso di noi: ci guardano, ci osservano nei movimenti e nei gesti, ma soprattutto osservano la reazione dei cani che hanno attorno quando noi ci muoviamo e interagiamo con loro. 
Per questo ho sfruttato il momento: accendere curiosità nei vicini di box! 
Ma forse non è solo questione di lavoro....a me piace condividere il mio tempo con loro e fare finta di dare loro una quotidianità: mangiare, telefonare, leggere, guardarli e coccolarli.
Lo scopo è aiutarli a gestire una routine quando un giorno saranno adottati e faranno parte di una quotidianità molto complessa, che richiede diverse competenze.
Ogni lunedì sono con loro e se non posso anticipo alla domenica, perché sono loro i miei maestri migliori.
Stando a contatto con loro riesco a capire meglio tanti comportamenti, interessi, espressioni, emozioni e la comunicazione.
Questo mi agevola tantissimo nel lavoro che svolgo con i cani di proprietà.
Grazie agli anni passati in compagnia dei cani del canile, ho imparato moltissimo su cosa fare, come farlo e soprattutto quando fare un qualsiasi tipo di intervento comportamentale.

lunedì 3 novembre 2014

Una splendida Boxer ospite al canile di Castell'Arquato (PC)


Sei una persona attiva e dinamica? Ti piace giocare col cane e fare lunghe passeggiate
Lei è la Boxer che fa per te!




E' super simpatica, attenta, zero problemi.
Va d'accordo con gli altri cani e con tutte le persone.
E' forte, anche se non è più troppo giovane.
Ama giocare e fare lunghe passeggiate.
Ovviamente le piacciono le coccole.
Fortunatamente non ha passato tutta la sua vita in canile.
E'entrata da poco e si ricorda ancora come si va in auto, come si va al guinzaglio e che è bene stare sedute quando si aspetta.
Ti sembrano banalità?
No, vero?
Sono comportamenti molto utili nella nostra vita quotidiana che fanno parte dell'indice di adottabilità di un cane.
Più abilità, conoscenze e competenze ha un cane, più sarà facile inserirlo nella famiglia adottante.
Quindi più sarà facile per lui uscire dal canile.

Rottweiler: cane aggressivo oppure errore di gestione?




Ovviamente per motivi di privacy della famiglia e del cane non scriverò nè dove si trova nè come si chiama.
Chiameremo questo cane Tato e diremo soltanto che è un adulto.
Si vede chiaramente che è di razza Rottweiler e che vive in una situazione che sicuramente non gli è adatta.
Ricordate che mestiere anticamente faceva il Rottweiler? 
Era il cane del macellaio, quindi stava sempre accanto al suo proprietario e ne custodiva la vita e la borsa dei soldi!
Secondo voi come potrà stare invece questo soggetto?
Solo, stretto, abbandonato a se stesso, probabilmente deluso dal genere umano e sicuramente non propositivo e speranzoso verso l'uomo.
Quindi perché non dovrebbe essere arrabbiato almeno un pochino?
Quando mi sono avvicinata al suo spazio non ha avuto alcuna reazione sgarbata: mi ha guardata negli occhi come io ho fatto con lui, senza sfida, ma solo con curiosità.
L'ho salutato e gli ho lanciato dentro un po' di crocchette gustose, era in imbarazzo e dubbioso.
Le ha fiutate, ne ha presa una e l'ha portata nella cuccia e visto che il sapore era buono l'ha assaggiata.
E' tornato per prenderne un'altra, ma lo stress ha preso il sopravvento e ha fatto un giro e ha fatto la pipì per calmarsi un attimo.
Allora è tornato e ne ha mangiate altre.
Con questo sicuramente non ho l'illusione di essere diventati amici.
Non sono certo una manciata di crocchette a far passare anni di gabbia!
Ma almeno ha dato dei segnali, almeno ha potuto comunicare con qualcuno, liberamente, senza forzature o giudizi.
Sono molto dispiaciuta, perché potrebbe essere un validissimo cane.
Ombroso, diffidente come un soggetto agli estremi di questa razza, ma forte, equilibrato e un gran lavoratore. 
Un compagno impareggiabile, ma a condizione di una sana ed equilibrata relazione fondata sul rispetto delle regole di base della convivenza.
Purtroppo invece se nessuno se ne farà carico resterà un altro dei tanti Rottweiler degenerati nella loro tendenza possessiva a finire in isolamento e giudicati "pericolosi".
Sono veramente rattristata dalla forza distruttiva che può generarsi dall'incomprensione comunicativa: un ringhio interpretato male, uno scatto scambiato per un'aggressione, un gioco troppo impetuoso e voilà il cane finisce nella gabbia.
Allora chi è l'aggressivo?
Il cane è un predatore di natura e noi della prede di natura, ma allora perché prima di scegliere un cane non riflettiamo attentamente sulle nostre reali possibilità?
Non possiamo definire aggressivo a priori quello che in realtà in natura è normale!
Mi spiego meglio.
Se il comportamento di aggressione in un predatore è etologicamente corretto non dobbiamo stupirci che alle volte emerga e a maggior ragione in razze in cui è stato selezionato appositamente per aiutarci in mansioni in cui noi, per la stessa etologia, saremmo carenti e abbiamo quindi bisogno dell'aiuto di quello di una specie predatoria.
Ciò considerato bisogna stabilire quale comportamento di aggressione è fuori dai pattern comportamentali normo dotati del cane.
E' chiaro a tutti ormai che se un ladro entra nel territorio di un Rottweiler il cane parta a difendere, come è anche chiaro che se un amico di famiglia entra perché invitato lo stesso cane debba rimanere tranquillo.
Qui ovviamente entra in gioco l'educazione e la buona gestione del cane fin dal suo ingresso in famiglia ( e non vuol dire che sia per forza un cucciolo!).
Come può fare il cane da solo a distinguere un ladro da un amico?
Ovviamente solo attraverso la relazione col proprietario!
Come può fare il cane a distinguere quando è un gioco di possesso e quando invece deve difendere la mia borsetta?
Anche qui soltanto attraverso la relazione.
Quindi arriviamo ad una conclusione semplicissima: esistono razze e soggetti più predisposti ad esprimersi attraverso una comunicazione aggressiva, ma soltanto perché conoscono solo quella!
E' un dovere dei proprietari dei cani far conoscere ai propri amici pelosi diversi stili relazionali e quindi comunicativi.
Questo è uno dei motivi per cui amo tantissimo i soggetti aggressivi: fondamentalmente non mi fanno paura, capisco perché sono così arrabbiati nei confronti di qualche cosa o qualcuno e soprattutto so che posso guidarli verso una comunicazione differente.
L'aggressività è favorita da un certo contesto emotivo e on è altro che un modo di esprimersi.
La cosa più importante per affrontare un soggetto aggressivo è comprendere che in quel momento non ha alternative per esprimersi: dice le cose urlando, sbattendo i pugni, distruggendo tutto quello che incontra sul suo cammino, allontanando chiunque, ma in fondo è uno spirito condannato a vivere solo e quasi sempre è proprio quella solitudine che alimenta l'aggressività.
Ritengo che la cosa più importante per aiutare un aggressivo ad uscire dal suo meccanismo sia non scappare (lavorare in sicurezza certamente!) perché soltanto così si potrà fare breccia ai suoi occhi e diventare credibili.
Tutti gli aggressivi sono soli e la solitudine alimenta la rabbia, la rabbia diventa esplosiva, devastante, nebulosa fino a confondere tutta la realtà col proprio percepito.
L'unica strategia possibile di intervento è agire sulla solitudine: essere forti, preparati e non scappare!
Ovviamente non aggredire, perché questo non farebbe altro che confermare che l'aggressività è l'unico mezzo di comunicazione possibile.
Invece è importante ancorare il soggetto aggressivo alla propria forza interiore per strapparlo al suo turbinio emotivo privato e aprirlo a nuove forme di comunicazione.
Amo con tutto il cuore gli aggressivi, perché credo di sapere cosa li rende così arrabbiati; perché sento tutta la loro solitudine, tutto il loro dolore non condiviso; perché capisco quando urlano disperati perché non sanno di avere alternative.



lunedì 13 ottobre 2014

La passeggiata in libertà



E' fantastica quando sente qualche cosa e parte in "caccia"!
Come si può rinunciare al piacere di vedere il proprio cane fare veramente il cane?
Come possiamo negare al nostro amico l'occasione di esprimersi veramente, profondamente e sinceramente alcune volte?
Molto spesso mi sento raccontare dai proprietari che non possono lasciare libero il proprio cane perché "scappa".
Analizziamo meglio la situazione.
Premessa: i cani non scappano dalla propria base sicura o se vogliamo chiamarlo proprietario o conduttore o anche padrone, quando sentono un legame tornano sempre.
Diciamo invece che ogni razza ed ogni singolo individuo avrà una distanza differente dal proprio umano.
I pastori staranno più a vista, le razze da caccia seguiranno una pista anche per metri e metri, i levrieri arriveranno fin dove li porterà il fiato, i molossi più pigri faranno uno scatto di corsa.....ma tutti se ben attaccati al proprio punto di riferimento umano torneranno!
E anche quando ci perderemo di vista il nostro cane tornerà sempre nel punto dove ci ha perso o tutt'al più dalla nostra auto o a casa addirittura.
Quindi quasi sempre quello che blocca il proprietario dallo sgancio del guinzaglio è di natura emotiva.
Sganciare il guinzaglio equivale a perdere il controllo della situazione, equivale a buttarsi in un mondo fatto di sensi che noi non siamo abituati ad utilizzare e che la nostra natura umana ci consente solo fino ad un certo limite.
Sganciare il guinzaglio spesso procura ansia al proprietario che sente di non conoscere completamente il mondo dove sta per entrare il cane liberato.
Ed è proprio questa sensazione che adoro quando sgancio un guinzaglio!
E' come cambiare dimensione: entro a far parte del mondo del mio cane, mi dimentico di non sentire gli odori come lui, di non riuscire a sentire i rumori allo stesso modo e mi sembra di poter vedere attraverso i rami degli alberi sagome ed immagini di animaletti selvatici che applicano tutte le loro strategie di fuga.
E quando guardo Erinni (o chi è con me) che non sente più il guinzaglio attaccato finalmente la vedo veramente CANE: naso in alto, orecchie avanti, coda parallela al terreno, sguardo fisso......e via che corre...ed io nello stesso istante che la vedo partire sento i piedi che mi si staccano da terra ed è come se potessi correre al suo fianco.
E' come se potessi sentire il bosco con le sue orecchie e quando la vedo che ritorna con la lingua a penzoloni, stanca ed appagata anch'io sento di avere il fiato corto.
Quando le sgancio il guinzaglio in realtà è come se lei mi portasse completamente nel suo mondo.
Senza il guinzaglio so che siamo veramente unite nelle nostre identità così diverse.
E' come se per un istante potessi prendere le sembianze di un cane: fiutare ogni traccia, ascoltare suoni per noi sconosciuti, scavalcare tronchi, correre su per salite per me impensabili......in realtà la sua libertà è per me un regalo ogni volta.
Certamente bisogna scegliere il posto adatto dove per il cane non possano esserci pericoli come il traffico, case vicine, cacciatori, scoppi improvvisi....
Inoltre bisogna aver conosciuto il proprio cane: esistono tante modalità di richiamo efficaci differenti in base al soggetto.
Alcuni preferiranno non essere richiamati per riagganciare il guinzaglio, altri una volta arrivati su una traccia avranno bisogno di qualche minuto in più per tornare, altri ancora non sopporteranno grida isteriche di richiamo.
Ma una volta che il proprietario avrà capito come e quando richiamare il proprio cane non ci saranno più scuse per non lasciarlo libero.
Con le mie donne adottate (Paola ed Erinni) è stata una delle prime attività che abbiamo fatto.
La prima settimana siamo sempre uscite al guinzaglio intorno casa di modo che potessero imparare la zona in sicurezza.
Passato questo primo periodo di assestamento ho notato che provavano a mettermi alla prova sui tempi della passeggiata e delle direzioni da prendere: erano entrambe adulte quando le ho adottate e giustamente prima di fidarsi e di affidare le loro vite nelle mie mani dovevano capire di che pasta sono fatta.
Notavo che provavano a fermarsi ad ogni passo per un tempo eccessivo, che facevano finta di non voler prendere la direzione che io avrei voluto, che si impuntavano a fissare qualche cosa o qualcuno...tutte quelle sceneggiate che volevano mettermi alla prova su quanto fossi decisa e convinta di quello che chiedevo loro.
Quindi ho capito che l'unico modo per aggiustare subito le cose senza che diventassero competizione nella nostra giovane relazione ho sganciato il guinzaglio.
Ho scelto un ritmo della passeggiata e ho tenuto il mio passo, ho scelto le mie traiettorie e non le ho cambiate per loro, mi sono fermata quando lo ritenevo opportuno e allo stesso modo sono andata a casa quando ero stanca.
Il risultato è stato fantastico: tutte e due si sono allineate con me e non il contrario, cosa che sarebbe necessariamente successa se avessi mantenuto il guinzaglio.
Così oggi possiamo muoverci tranquillamente per i boschi i prati e la campagna che so che sono loro a guardare dove vado e non il contrario: ed è proprio questo che ci fa vivere la nostra passeggiata in libertà serenamente!



venerdì 19 settembre 2014

....a mouen Doudou, pou tout bèl bagay nou pòkò konnen... (mouen renmen li)


proposta di dottorato in traduzione francese-italiano




Dopo un percorso di studi dedicato alla conoscenza delle lingue straniere, e soprattutto quella francese, mi sono chiesta perché nei territori appartenenti alle ex-colonie sia nato il creolo, quali siano state le ragioni che ne hanno determinato lo sviluppo e la funzione che riveste all'interno di quelle comunità.
La lingua creola è stata mezzo fondamentale in quei territori raggiunti da diverse etnie che, entrando in contatto tra loro soprattutto per ragioni economiche, hanno sviluppato questa particolarità linguistica per sopperire ad esigenze comunicative, ma in quei luoghi9 è nata anche la cultura creola e la sua letteratura.
La tradizione orale si è commissionata alla scrittura che invece apparteneva di diritto solo ai bianchi europei.
L'opera di Glissant si apre alla lingua francese, perché non ha bisogno del creolo per esprimere i valori della propria terra, ma sarà il francese ad impregnarsi dell'essenza caraibica per poter raggiungere un pubblico più vasto.
Per scoprire come Glissant riesca a manifestare l'identità attraverso la lingua, intesa come forma espressiva e non come l'insieme delle convenzioni necessarie per la comunicazione, ho dovuto scegliere tra alcune delle tematiche e delle caratteristiche emergenti dalle sue opere narrative purtroppo le choix implique lacunes et l'on en trouvera certainement.

L'identità non è una


"Soprattutto in un momento storico in rapido cambiamento come questo attuale che si sta muovendo è impensabile che l'uomo possa riuscire a definire la proprio personalità restando chiuso in se stesso e cercando anzi di imporsi sul suo simile per timore di perdersi.
Ormai anche le nuove tecnologie adottate dai media nella quotidianità velocizzano la comunicazione e possono essere utilizzate per rompere con la vecchia concezione della supremazia di una razza sull'altra, anche se è difficile cambiare l'immaginario collettivo quando il pensiero è stato abituato a chiudersi all'interno di un sistema rigidamente strutturato. "

-dalla mia tesi di laurea 2005-

mercoledì 3 settembre 2014

La golden retriever con difficoltà di socializzazione


Due femmine adulte di Golden, ma una con problemi comunicativi con altri cani.
A prima vista i segnali calmanti identici con posture differenti.


Questa immagine ritrae perfettamente la socializzazione olfattiva, i cani lasciano traccia di se a debita distanza dell'altra, di modo che ognuno possa rispettare la propria zona di confort e odorare chi sia l'altra.



La più esperta lascia il campo libero all'altra, si mette di spalle e sempre col naso a terra per non dare alcun segno di provocazione o sfida verso l'altra in difficoltà.


Notate che la Golden più esperta rimane a coda morbida, verso l'esterno e lascia che l'altra la osservi, anche se con la dritta e molto rigida nella postura.


va bene, ormai siamo tranquille e possiamo anche sdraiarci.....ma ancora non troppo vicine!

Ho già scritto circa due anni fa dei problemi di socialità di un Golden retriever nei confronti dei suoi simili, bene ora mi ricapita una situazione più o meno simile con una femmina di Golden, che qui nelle foto è quella di colore più scuro.
La sua difficoltà sta nell'immensa paura del contatto fisico, naturalmente deriva da insicurezza sia dovuta alla scarsa socializzazione primaria nel periodo sensibile giusto fino alla maturità ed anche dalle posche pochissime esperienze che la famiglia le fece fare.
Diciamo che la miscela di scarse competenze relazionali e scarsa autoefficacia la portavano a sembrare "aggressiva" verso gli altri cani, già soltanto alla vista.
Il percorso insieme alla famiglia è stato per me molto gratificante e spero anche per loro!
La cagnetta ne ha tratto sicuramente beneficio perché riesce ad oggi a farsi qualche amicizia canina e a socializzare con le tipologie di cani più pacate e riflessive.
Poco importa che siano maschi o femmine, ad esempio l'altro Golden delle foto è una femmina più adulta di qualche anno, ma molto competente a livello comunicativo e relazionale.