Ormai ci siamo: il primo giorno di scuola sta per arrivare.
Tra gioia, dubbi e insicurezza, quel giorno magico, arriverà comunque.
L'inizio della scuola elementare è sempre un momento di forte tensione emotiva all'interno di ogni famiglia.
Credo che sia difficile che passi inosservato.
Si piange di felicità nel vedere i propri figli crescere: quel giorno rappresenta quasi il primo ingresso ufficiale nella società.
Ed ogni genitore spera che sia un momento indimenticabile, che vada tutto bene.
Verso la fine dell'estate abbiamo scelto lo zainetto, molto grande per una schiena così piccola.
Abbiamo scelto i quaderni con i supereroi preferiti, che lo accompagneranno durante quelle giornate intense tipiche del primo anno scolastico.
Abbiamo comprato anche un bellissimo astuccio pieno di matite colorate e di pennarelli, perchè sicuramente alla scuola elementare coloreranno tanto.
Quando è nella sua cameretta l'ho visto che inizia a prendere confidenza con quei materiali nuovi e ancora privi di significato.
Disfa e rifà lo zaino per iniziare a sentirlo sulle spalle, per vedere se può metterci dentro il suo camioncino preferito.
E la domanda arriva chirurgica: "Come faccio a portare il trattore blu e il camion dei pompieri se dentro ci sono tutti questi libri e quaderni?"
Sento una gioia piena, quasi fisica.
È uno di quei momenti che pensi: è un inizio vero.
Sorride, fa domande, osserva tutto, ha quella luce negli occhi che hanno i bambini quando il mondo è ancora una promessa.
Mentre lo osservo giocare con i materiali della scuola, come è giusto che sia per conoscerli, spero che andrà tutto bene.
Perchè è solare, sensibile, pieno di energie, ride forte, piange forte, vive forte.
Ha bisogno di muoversi, di parlare, di toccare, di capire.
È curioso, empatico, intensamente vivo.
Deve andare tutto bene.
Eppure, dentro di me, si affaccia un dubbio leggero, quasi impercettibile.
Un pensiero che scaccio subito, ma che resta lì, come una nota stonata in sottofondo.
E se fosse troppo?
Troppo vivace.
Troppo sensibile.
Troppo emotivo per una scuola che chiede di stare seduti, zitti, composti per tutte quelle ore.
Mi dico che sto esagerando.
Che è solo l’emozione di una madre.
Che la scuola saprà accoglierlo, capirlo, valorizzarlo.
Perché come si fa a non accogliere un bambino così?
Come si fa a non vedere la bellezza della sua energia?
Lo abbraccio forte e gli dico che sta per iniziare un'avventura meravigliosa.
Dentro di me scelgo di fidarmi.
Della scuola.
Degli adulti.
Del fatto che il suo modo di essere troverà spazio.
Oggi è solo gioia.
Il resto… non lo so ancora.